Per questo io sono nato

Conferenze domenicali, 10 Ottobre, 1926, ore 10, Sofia

 “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla Verità. Chiunque è dalla Verità, ascolta la mia voce.”

Giovanni, 18:37

“Per questo io sono nato.” A chiunque appartenente alla cultura odierna chiediate perché è nato, otterrete una risposta diversa. Chiedete a qualche giovane madre perché è nata e vi risponderà a modo suo; chiedete ad un giovane padre perché è nato ed anche lui vi risponderà a modo suo; chiedete al giovane insegnante, al giovane poeta, al giovane sol­dato, al giovane musicista o a chiunque altro, perché è nato, ognuno di essi vi risponderà a modo suo. Tutte queste risposte includono delle bramosie parziali e fugaci nella vita dell’uomo. Tuttavia, Cristo fornisce una spiegazione più ampia su questo argomento. Egli dice: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimo­nianza alla Verità.”

Gli chiede Pilato: “Che cos’è la Verità?” Noi non definiremo cos’è la Verità, perché nessuna cosa a cui diamo una definizione, è una Verità. La Verità è ciò che non si può spie­gare. La Verità è ciò che non si può circoscrivere. La Verità è ciò che non si può raggiunge­re. La Verità è ciò che non dona da subito la piena felicità. La Verità è ciò che rianima l’uomo. Tutto sommato, la Verità si può definire come la giusta direzione nella vita.

Adesso vi citerò alcune brevi frasi, tratte dal lontano passato dell’esistenza. La prima è la seguente: “Quando l’Amore regna, non si genera alcun turbamento.” Significa, che la comparsa dell’Amore nell’anima umana scaccia via ogni turba. Laddove esistono le turbe, l’Amore non c’è.

La seconda frase concerne la Saggezza: “Quando la Saggezza domina, l’ordine non si scompiglia.” Significa, che la comparsa della Saggezza nell’anima umana apporta l’ordine nel mondo. Quando la Saggezza appare nell’anima umana, ogni cosa nella mente dell’uomo va al proprio posto. Un tale uomo ha le idee chiare, determinate e in completo ordine.

La terza frase riguarda la Verità: “Quando la Verità splende, il frutto germoglia e ma­tura.” Che cosa rappresenta il frutto per l’uomo? I frutti sono il nutrimento per vivere, sen­za il nutrimento la vita non può proseguire.

Cristo dice: “Per questo io sono nato, per rendere testimonianza alla Verità.” Questo significa: “Per questo io sono nato – per splendere perché il frutto possa germogliare e ma­turare.” Qual è il primo frutto dello Spirito? – L’Amore. Tutti dovete sapere che l’Amore si manifesta solo in presenza della Verità. Senza la Verità, l’Amore non può esprimersi in nes­suna anima, in nessuna mente. Questo non vuol dire che l’Amore non può penetrare nella persona che non ha in sé la Verità. Può penetrarvi, fino a un certo punto, ma tale persona non sarà capace di assorbirlo consapevolmente e di usarlo ragionevolmente. Se la Verità splende nella persona, anche l’Amore verrà. Quindi, la Verità presuppone un processo di espansione, un processo di libertà e vastità.

Dico: per comprendere la vita nella sua integrità, l’uomo odierno, con le concezioni che ha, deve tenere nella sua mente due idee principali: l’idea della vita materiale e l’idea della vita spirituale. Fin dall’antichità è detto, che ciò che è e che succede in cielo, è e succe­de anche in terra, vale a dire, che vi è una totale corrispondenza tra la vita spirituale e la vita materiale dell’uomo. E allora, per poter comprendere la vita materiale, l’uomo deve iniziare a studiare e comprendere la vita spirituale. La vita spirituale intende ampliare la coscienza, mentre quella materiale – restringere la coscienza. Ecco perché, ogni persona che vuole vivere bene e con buonsenso, deve ben capire questi due processi – l’ampliare e il restringere della sua coscienza. Se non comprende queste due leggi, essa dovrà sempre af­frontare delle grosse avversità. Tutte le avversità nella vita d’oggi, come tutte le pene e sof­ferenze, tutte le gioie e giubili, sono dovuti alla comprensione o alla non comprensione di queste due rotte nella coscienza umana. A volte uno si allarga o si limita più del dovuto. Non è pericoloso allargarsi, ma bisogna esserne consapevoli, per non ingannarsi. Cosa vuol dire allargarsi? – Noi immaginiamo una forma grande e ampia che necessita di un ingente contenuto. Immaginate di avere un grande sacco che, da vuoto, pesa un chilo, di riempirlo tutto di grano – circa cento chili, e di caricarlo sulle vostre spalle. Chiedo: ha senso caricar­vi sulle spalle un tale peso? Voi direte: “Pagherò qualcuno che porti il mio peso.” Che qual­cuno porti il vostro sacco dietro ad una certa ricompensa è cosa facile, ma l’arte sta nel por­tarvelo da soli. Colui che paga altri per portargli il sacco, finisce con la morte. Direte: “Ma come?”

Vi spiegherò quest’idea con un esempio semplice. Immaginate di trovarvi con il vo­stro sacco pieno d’oro in un pozzo, profondo circa cento metri. Per aiutarvi a portare fuori il sacco, avete pagato un servitore. Questi inizia a salire con il sacco d’oro sulle spalle, men­tre voi restate in fondo al pozzo ad aspettare che egli esca per poi seguirlo anche voi. Dal grande peso, però, il sacco scivola dalle spalle del servo e cade in fondo al pozzo. Che cosa ne sarà di voi che aspettate giù? Ecco perché io dico alla gente d’oggi: non lasciate il vostro sacco pieno d’oro sulle spalle degli altri, perché il sacco cadrà e l’oro tornerà da voi, recan­dovi, però, grandi disgrazie e sofferenze. Qualsiasi pensiero o sentimento l’uomo abbia creato, tornerà immancabilmente da lui. In qualsiasi posto l’abbia mandato, persino negli spazi infiniti dell’universo, tornerà sempre da lui. Questa è la legge. I dolori e le gioie che abbiamo recato alle altre persone, un giorno, senz’altro, torneranno da noi.

La gente odierna non prende in considerazione questa legge nella sua vita e si chiede come mai incontra le sofferenze e le sfortune. Essa studia la filosofia del cristianesimo e af­ferma che Tizio è un vero cristiano, mentre Caio non lo è. Chi è un vero cristiano? Come lo si riconosce? Ma soprattutto, perché Cristo è venuto sulla terra? Oggi la gente pensa, che Cristo sia venuto nel mondo per soffrire e salvare l’umanità. Non è venuto solo per questo. Egli dice: “Per questo io sono nato, per rendere testimonianza alla Verità.” Che Cristo sia venuto per salvare il mondo è un’interpretazione parziale della Verità. Che Egli voleva mo­strarci come trasportare le sofferenze – con pazienza e indulgenza – anche questa è una lettura parziale della Verità. Voi dite: “Cristo ci ha dato un buon esempio, portando la sua croce fino al Golgota.” Innanzitutto, Cristo ha portato la sua croce solo fino a un certo pun­to. Da lì in poi Egli l’ha gettata in terra e altri l’hanno presa. Con questo Egli voleva dire alla gente: “Questa croce è per voi, portatela voi! Io non la porto. Voi potete fare con me ciò che volete. Potete picchiarmi, potete crocifiggermi, beffarvi di me, ma io la croce non la porto, cammino eretto!” E così, retto, Cristo ha intrapreso il suo cammino verso il Golgota. La gente contemporanea pone croci ovunque, costruisce croci di ogni tipo: le croci pendo­no dai colli, dalle pareti. È convinta, che questa è una certa benedizione. Questo è dovuto al non comprendere le cose. Non è necessario indossare croci. Noi dobbiamo liberarci dalla croce, cioè dalle sofferenze nella vita. Perché dobbiamo, da soli, metterci addosso le soffe­renze e, dopo tutto, dire che la volontà Divina è questa? Il giudice punisce il delinquente e poi dice: “Questa è la volontà Divina.” L’insegnante caccia via dalla scuola l’allievo disubbi­diente e poi dice: “Questa è la volontà Divina.” Qualche madre dà alla luce un bambino fra­gile e poi dice: “Questa è la volontà Divina.” Qualcuno predica un insegnamento distorto e dice: “Questa è la volontà Divina.” Un poeta scrive un’opera mediocre e dice: “Questa è la volontà Divina.” Di ogni cosa che facciamo, buona o cattiva, diciamo: “Questa è la volontà Divina.” E questo è vero. Dio gioisce ugualmente sia delle cose buone, sia di quelle cattive. Perché è cosi? – Perché Dio è in grado di creare, dall’opera più stupida, una cosa perfetta e meravigliosa, spostandovi solo le parole. La stessa cosa può fare, e la fa, anche la gente odierna. Spostando le parole di alcune cose non buone, vengono fuori delle cose perfette; spostando le parole di alcune cose perfette, vengono fuori delle cose malfatte. Nello stesso modo fanno anche le persone nella loro vita, spostano i loro pensieri e i loro sentimenti e vi creano cose buone e cose non buone.

Le persone oggigiorno hanno i pensieri e i sentimenti contorti, che hanno perso la loro purezza iniziale. Io le osservo spesso, studio come pensano e cosa provano e calcolo fino a che punto si sono allontanate dalla retta via. Vedo un giovane predicatore, appena tornato dal suo viaggio di studio di teologia, che entra nella sua stanza, chiude la porta e le finestre, tira giù le tende e non esce per qualche ora. Alcune persone stanno fuori ad osser­vare, e pensano: “Chissà cosa fa questo predicatore, chiuso così ermeticamente nella sua stanza? Forse qualche ospite segreto e importante è venuto a trovarlo, oppure qualche bel­la giovane è con lui.” Ed è difficile, che almeno ad uno, tra tutti, venga in mente di pensare che questo giovane predicatore all’inizio del suo lavoro, possa pregare Dio. Si possono sup­porre molte cose, ma quale corrisponde al vero? Quello che conta è, perché alla gente inte­ressa cosa fa il giovane nella sua stanza – se ha un ospite, se è venuta a trovarlo una donna o se sta pregando Dio. Come è nato in essa questo interesse di sapere cosa fa il giovane uomo nella sua vita intima? E quale potrà essere il suo profitto di questo interesse? Dice: “Almeno scopriremo cosa fa nella sua stanza.” Quando avranno scoperto cosa fa il giovane nella sua stanza, se è solo o qualcuno è venuto a trovarlo, lo racconteranno in giro, la noti­zia si spargerà e, presto, in molti verranno a conoscerla, come quando si mette un annun­cio per comunicare qualcosa a tutto il mondo.  Chiedo: quale sarà quella cosa preziosa che avrà imparato questa gente dal fatto, che il tale e tale giovane predicatore è stato visitato da un certo tizio, piuttosto che da un altro? Anche gli astronomi d’oggi fanno degli studi simi­li, dicendo, ad esempio, che secondo i loro calcoli, la distanza tra la terra e il sole è di 92 – 93 milioni di miglia. È davvero così? È questa la distanza tra la terra e il sole? – Non è que­sta. Bisogna trovare quel libro Divino, in cui Dio, con una precisione matematica, ha defi­nito quanto dista la terra dal sole o il sole dalla terra.

Ergo, vi dico: quando parliamo della scienza positiva, noi dobbiamo esporre solo quei fatti che sono assolutamente certi. Dobbiamo tenere nella nostra mente solo quei fatti che sono veri, mentre quelli non veri dobbiamo accettare come tali, poiché esistono delle pro­babilità, che possono passare da vere, ma anche da non vere. Infatti, oggi, in molti sbaglia­no, pensando di poter vivere in modi diversi. È vero che noi possiamo vivere dieci volte meglio di come viviamo adesso, ma possiamo vivere anche dieci volte peggio, come grandi peccatori. È possibile sia l’uno e sia l’altro. Che cosa ci guadagno, se mi consolo col pensie­ro, che io non sono il peccatore più grande nel mondo e che ne esistono più grandi di me? – Non ci guadagno niente.

Noi possiamo fornirvi certi esempi, certe conclusioni, che possono dare senso alla vo­stra vita attuale, in relazione a quella passata e a quella futura. Nella vita spirituale esiste sia il passato, sia il presente e sia il futuro, che si svolgono contemporaneamente. Io non mi soffermerò a spiegarvi queste cose, ma vi dico, che esistono molti libri che trattano questi argomenti e che voi potete leggere. Per voi è importante sapere una cosa: che un passato esiste. Esso non è un passato, ma si svolge ora, insieme a voi, come se vi spalleggiasse – il dorso della vostra vita attuale. Il futuro è dinanzi a voi, mentre il presente è ciò su cui state ora costruendo la vostra vita. Agli alberi succede proprio questo: essi vivono nel presente. Chiedo: perché la prima donna in paradiso si è dovuta fermare davanti ad un albero e farsi tentare dal serpente? Perché non si è fermata davanti ad una roccia o ad una sorgente, e farsi tentare lì dal diavolo? Oppure, perché non era in una casa, mentre veniva sottoposta a questa prova? In più, dicono che questo albero si chiamava “l’albero della conoscenza del bene e del male”. In senso occulto, con la parola “albero” si intende un’intera epoca, un’intera cultura, che precedeva la cultura del serpente. Quindi, tutte le piante di quei tem­pi aspiravano a diventare resistenti, robuste, a terminare la loro evoluzione. Il serpente, in­vece, rappresentava un’altra cultura – la cultura dei desideri umani, simile a quella degli animali.

Così, la cultura delle piante ha creato l’altezza dell’uomo. Le piante gli hanno insegna­to come camminare insù e ingiù. La cultura dei pesci ha creato le braccia e il petto dell’uomo. I pesci gli hanno insegnato ad espandersi. Essi si muovono nella direzione esat­tamente opposta di quella in cui si muovono gli uomini. Ciò che ha fatto per l’uomo la cul­tura delle piante, insegnandogli a cercare il centro del sole e il centro della terra, era l’esat­to contrario di ciò che gli ha insegnato la cultura dei pesci. Come ambiente in cui vivere, i pesci hanno scelto l’acqua e hanno creato la testa e la coda per spostarsi in due direzioni. Essi hanno creato nei mammiferi la testa e questo è già il risultato di una cultura. La cultu­ra antica ha creato i lineamenti, il volto dell’uomo, secondo com’è detto nella Genesi: “E Dio ha creato l’uomo a immagine e somiglianza Divina.” E poi, la cultura odierna ha creato la mente dell’uomo. Tutta la cultura occidentale, nella sua parte meccanizzata e tecnicizza­ta, sta oggi nella mente dell’uomo, nella sua fronte. Ecco perché, tutte le creazioni umane odierne sono limitate. È difficile che qualcosa di questa cultura rimanga per il futuro. Sono passati i tempi di quella altissima conoscenza degli egiziani! La cultura di adesso si esprime nella formazione del corpo umano. Gli studiosi contemporanei affermano, che nell’organi­smo umano sono presenti tutte le culture del passato, e quando inizierà il risveglio della co­scienza umana, atavicamente, l’uomo le attraverserà tutte. Attraverserà la cultura dei minerali, delle piante, dei pesci, degli uccelli, dei mammiferi e infine degli umani, cosicché, in lui spiccheranno tutte le sue esistenze contraddittorie del passato, provocandogli un vero caos. Nella Sacra Scrittura è detto: “Per ogni delitto Dio dà a ognuno fino alla quarta e alla decima generazione, per ogni opera buona Dio dà la sua benedizione per migliaia di generazioni.”

Cristo ha portato nel mondo la scienza dell’anima, cioè – il modo in cui le persone possono avvicinarsi a Dio e conoscerlo. L’uomo possiede la qualità di limitarsi, che lo rende simile a Dio. Per conoscere Dio, devi necessariamente limitarti. Dunque, Dio, limitandosi, ha creato l’uomo. Laddove vi sono limitazioni, vi sono sempre anche le sofferenze. Così, con la creazione dell’uomo, nel cosmo si sono venute a creare anche le sofferenze. Qualcu­no dice: “Io voglio essere libero.” Non potete essere più liberi di Dio. Dio, che era completa­mente li­bero, ha creato l’uomo, condizionandosi. Allora, come potete, voi, essere più liberi di Dio? Direste: “Perché Dio si è condizionato?” – Su questo non vi dirò niente. Il fatto che Dio si sia posto dei limiti, è cosa buona. Quando Dio si limita, egli crea il bene nella vita. Da questo punto di vista, tra Dio e noi esiste una certa analogia, ma nel senso opposto.  Signi­fica: quando Dio si limita, nasce il bene; quando l’uomo si limita, nasce il male, mentre, quando si libera dai condizionamenti, nasce il bene. Per questo motivo, appunto, tutte le persone cercano la libertà. La libertà racchiude l’illimitatezza, cioè l’anelito verso la vita Di­vina. Le persone devono limitarsi davanti a Dio. Se questo argomento si analizza dal punto di vista materiale, non lo si può spiegare.

Vi citerò ora un fatto, che spesso accade nella vita. Nella coscienza umana possiamo distinguere un’area di vita inconscia, che rappresenta l’immensità dell’uomo. Essa è la par­te Divina nella vita. L’inconscio non ubbidisce ai nostri desideri, alla nostra volontà, ma a esso noi dobbiamo ubbidire. Chi vuole diventare buono, deve mandare questo pensiero nel suo inconscio e lasciarlo lì, senza stuzzicarlo. Il principio Divino in lui farà realizzare il suo desiderio, senza nessuna difficoltà e, un giorno, egli si accorgerà, che è diventato più buono di come era prima. Vi darò un altro esempio per la manifestazione della vita inconscia nell’uomo. Avete un amico del cuore, un giorno l’incontrate per strada e pensate: “Adesso fermerò il mio amico, lo saluterò con garbo, parleremo un po’ e anche lui mi risponderà nella stessa maniera.” Cosa succede in realtà? Al vostro amico arriva il vostro pensiero, ma il suo inconscio, che non esegue affatto la volontà altrui, esercita immediatamente l’effetto contrario sul pensiero ricevuto e fa sì, che l’amico vi giri le spalle e vada per un’altra strada. Voi non capite perché succede questo. Il motivo si nasconde nel fatto, che il vostro amico ha un solo padrone a cui ubbidisce e a nessun altro, all’esterno, che cerca di indurgli qual­siasi pensiero. Molte persone hanno paura delle suggestioni e dicono: “Non vogliamo esse­re influenzate da altre persone.” In effetti, hanno ragione. Vi sono suggestioni da cui biso­gna proteggersi, ma non tutte le suggestioni sono cattive. Le influenze nel mondo sono cosa buona e inevitabile. Perché? – Quale sarebbe stata la nostra condizione, se il sole non avesse influenza su di noi? Quale sarebbe stata la nostra condizione, se gli angeli non aves­sero influenza su di noi? Che cosa ne sarebbe stato di noi, se le persone buone non influis­sero su di noi? Se il male non può convivere con il bene, perché Dio, che possiede la somma saggezza, ha permesso la sua esistenza? Il male nel mondo è una cosa inevitabile. Il nostro male è un bene per gli altri, mentre il bene è un male per gli altri. Cos’è il bene e cos’è il male, è relativo. Essi sono delle potenze in natura, che devono essere utilizzate con intelli­genza. Noi dobbiamo evitare il male, ma non contrastarlo, non combatterlo. Il ladro, che si fa tentare dai soldi del ricco, non può forse vincere questa tentazione? – Può farlo. L’uomo, che si fa tentare da una donna, non può  dominare questa tentazione? – Può farlo. L’errore è, che la gente pensa, che può guadagnare qualcosa da queste tentazioni. No, le tentazioni non apportano all’uomo nessun profitto. Tuo è solo ciò che Dio ti ha dato. Tu non puoi prendere neanche un atomo dagli altri, come loro non possono prendere niente da te. Ciò che non è tuo, non sarà mai tuo. In ogni condizione della vita, a ognuno resta il suo. Qual­cuno dice: “Sono senza cervello.” – Come sei senza cervello? Lo guardo, la testa ce l’ha. Se ha la testa, ha anche il cervello, che, però, non ha allenato. Costui sta seduto dei giorni inte­ri senza pensare a niente, cioè senza pensare a niente d’importante. Sa bene cosa ha detto Shakespeare, cosa ha detto Kant, cita dei pensieri di questi studiosi, ma io dico: “Tutte que­ste persone hanno lavorato, hanno creato qualcosa che è rimasto dopo la loro morte. E tu, cosa hai fatto? Cosa lascerai tu, dopo la tua morte?” Egli risponde: “Che Dio abbia pietà di me, il peccatore!” No, per i peccatori è prevista la morsa, che li stringa. Quando essi arriva­no alla morsa, chiedono: “Perché ci stanno stringendo?” È naturale che vi stringano. Quan­do il terapeuta viene a farvi il massaggio, perché urlate? Quando vi massaggia sulla schiena con le sue dita, lui vi trasmette parte della sua energia, che a voi manca. La gente odierna soffre – o di mancanza di energia o di eccesso di energia. Molte persone sono cariche a vo­lontà di elettricità, ma non possono utilizzarla, perché sono prive di magnetismo. L’elettri­cismo non si può utilizzare correttamente in assenza di magnetismo. Che cosa si osserva nelle persone che possiedono una carica elettrica eccessiva? I loro capelli puntano in alto, si drizzano. Nel loro organismo si evince la mancanza d’acqua, la quale svolge il ruolo dell’elemento morbido. Chi ha l’organismo sovraccarico di elettricità, comincia a diventare brusco, sfodera il coltello con tutti, pretende che gli ubbidiscano. No, così non si può vive­re. Questo coltello va rimesso nella sua fodera, altrimenti si romperà. Chi, invece, ha poca elettricità nell’organismo, si esprime in modo più garbato. Ha i capelli morbidi, ben ade­renti alla testa.

Il ceramista, che conosce bene la legge per l’equilibrio delle forze, ha unito l’elettricità al magnetismo e in questo modo costruisce i suoi cocci. Se egli usasse più elettricità, la for­ma si polverizzerebbe, se impiegasse più magnetismo, essa diventerebbe fangosa. Facendo­li, invece, operare insieme, tra le particelle della materia con cui egli lavora, si attiva quella forza adesiva, che unisce e compatta il materiale, permettendo all’artigiano di formare i suoi cocci. Poi, quando li inforna, egli cuoce bene solo quelle forme in cui sono presenti en­trambi: elettricismo e magnetismo. Nell’identica maniera, anche l’uomo deve considerare nella sua coscienza questo rapporto reciproco tra elettricismo e magnetismo. Se l’elettrici­smo è correlato alla mente e il magnetismo al cuore, tra la mente e il cuore ci sarà la con­nessione corretta. Quindi, se lavorate con la mente, la caricherete di elettricismo e se lavo­rate con il cuore, vi immetterete il magnetismo. Non potete apportare nessun cenno di cul­tura nel vostro cuore, se non vi immettete il magnetismo e non potete apportare nessun cenno di cultura nella vostra mente, se non vi immettete l’elettricismo. L’elettrisismo e il magnetismo sono forze vive, che esistono parallelamente anche nel subconscio. Non parlo delle forze meccaniche. Il magnetismo è una forza che fuoriesce da Dio. E quando parliamo di Amore verso Dio, si intuisce che comprendiamo questa legge Divina. L’elettricismo, al­trettanto, fuoriesce da Dio. Così, discendendo da Dio, il magnetismo entra nel cuore e l’elettricismo nella mente dell’uomo e, grazie a queste due forze, egli può rimuovere ogni ostacolo che incontra nel suo cammino. Solo in questo modo l’uomo può operare con Dio.

Esaminando la questione della coscienza del sé nell’uomo, troviamo che spesso essa diventa un freno, un ostacolo per lui nella vita. Credersi grande e capace di fare tutto, vuol dire ostacolarsi. Ad esempio, un bambino incontra per strada un suo compagnetto più pic­colo e lo prende a botte. Un’altra volta ne incontra un altro e attacca anche lui. Poi, ne in­contra un altro e poi un altro ancora e colpisce anche loro. Nella sua coscienza viene elabo­rato il pensiero che esso è capace di fare tante cose. Succede, però, che un altro bambino, più forte di lui, lo incontra per strada, lo prende, gliele dà, lo sbatte per terra e se ne va. Così, il bambino si rende conto che c’è chi è più forte di lui, cioè che esiste la coscienza più elevata della sua. Anche lo studioso, esattamente come il bambino, dice: “Sono capace di questo, sono capace di quest’altro, sono capace di tutto.” Eppure, ad un certo punto, si ren­de conto che non riesce a fare tutto. Qualcuno va a tenere un discorso ad una riunione. Si sen­te sicuro, forte e pieno di conoscenze, e pensa: “Adesso, quando aprirò la bocca, andrò a meraviglia!” Accade, però, che non riesce ad aprire bocca e torna a casa sua come una pa­pera spennata, dicendo: “Che cosa è successo che non sono riuscito a spiccicare neanche una parola?” – I motivi sono molti. O tu non sei riuscito a parlare, o è capitato brutto tem­po e la gente non è potuta venire. Entri nella sala e la trovi vuota, non c’è nessuno. È così – quando vogliamo imporre la nostra volontà, ossia dominare il subconscio Divino con la no­stra coscienza, in noi nascerà sempre un disaccordo, una contraddizione. Perciò, la prima e la più importante legge da instaurare nell’anima dell’uomo, è l’Amore verso Dio. Solo dopo egli potrà considerare la sua propria volontà. Al primo posto – il grande nella vita e poi – il piccolo. Prima Dio e poi tu! La posizione più sicura da assumere per l’allievo nella sua vita spirituale è quella di occupare sempre l’ultimo posto. Ecco perché, nella vita materiale, l’allievo deve sempre occupare l’ultimo posto. Cristo ha detto: “Il figlio dell’uomo non è ve­nuto per essere servito, ma per servire Egli stesso.” Uno solo può aggiudicarci il primo po­sto nel mondo. Solo Dio, il più assennato e il più saggio al mondo, può assegnarci il primo posto. Se noi vogliamo prendere i primi posti, essere i primi, diventare forti e ricchi nel mondo – abbiamo intrapreso la direzione sbagliata nella nostra vita. Se, tra tutte le perso­ne, ognuno aspira al primo posto nel mondo, si creerà una grande competizione. Sotto que­sto aspetto, in tutto il mondo d’oggi c’è una gara per primeggiare: La Francia vuole es­sere grande, l’Inghilterra vuole essere grande, la Germania vuole essere grande, persino la piccola Bulgaria vuole essere grande. Non pochi progetti ha fatto la Bulgaria, ma nessuno è riuscito. Direte: “È il suo destino.” – “No, non è questo il suo destino. Alla Bulgaria non è assegnato di essere grande secondo il senso in cui ciò viene oggi compreso dai paesi. Io ho letto il libro Divino, in cui c’è scritto che la Bulgaria sarà un paese piccolo. Alla Bulgaria non è permesso di utilizzare le armi! Se vuole elevarsi, essa deve servire Dio, e allora le sarà assegnato un posto nobile. Se non vorrà servire Dio, sarà calpestata da tutti.

E dopo tutto questo, verranno scrittori e poeti a lodarla e piangerla: “Bulgaria, cara madre nostra!” Quali tra questi poeti odierni, che si sono occupati di elogiarla, si sono sparsi in mezzo al popolo per insegnargli cosa fare? Tutti si rivolgono ai giovani accultura­ti, cercano solo loro, in loro ripongono le proprie speranze. Dove sono questi giovani accul­turati? Io chiamo “giovani acculturati” tutte le persone nate con gli ideali. Chi gli ideali li acquisisce più tardi e si mette a seguirli, assomiglia a un cammello carico, o a un asino cari­co, che non fa che trasportare il suo peso da un posto all’altro, cosicché a lui non rimane  niente. Idee simili ci sono ovunque. Giovani così ci sono in Inghilterra, in Francia, in Ger­mania, in America, ma nessuno ha bisogno di loro. Oggi è necessaria una gioventù nata con gli ideali. Direte: “Noi guideremo la gioventù.” – Non c’è bisogno che la guidiate. Questa gioventù ha solo bisogno di un poco d’acqua. Voi la innaffierete con l’acqua, come fareste con un piccolo albero, ed essa prenderà la sua strada. Dite: “Noi, anziani, educheremo la gioventù.” Non ce n’è bisogno. Dacché il mondo esiste, viene sempre educato, eppure, di­venta sempre peggio. Quanto più cerchiamo di educare la gioventù, tanto più complichia­mo le cose.

Uno studioso tedesco dice che la cultura odierna sta già tramontando. È vero, questa cultura sta morendo di giorno in giorno. Com’è la cultura dei nostri giorni? Leggete nei giornali che un tale numero di persone sono cadute da un aereo e sono morte, un tale nu­mero di persone sono state uccise nelle guerre, un tale numero di navi sono scomparse sot­to le acque dei mari e degli oceani, un tale numero di case sono bruciate e così via. E dopo tutto questo, dicono che c’è un progresso. Se studiamo con attenzione i dati statistici, po­tremo trovarvi una certa previsione degli eventi o delle disgrazie, che devono accadere. Se­condo alcuni dati si calcola, ad esempio, che quest’anno bruceranno un certo numero di case. E, in effetti, succede così. Quelli che constatano il fatto, dicono: “È una legge natura­le.” No, invece, questo non è il risultato di una sensata legge naturale. Le navi che annega­no, le case che bruciano, i casi mortali tra le persone – tutto questo è dovuto ai crimini umani, alla vita scorretta e irragionevole dell’uomo. Nella cultura futura, nella cultura della sesta razza, le persone non moriranno come adesso, senza la loro volontà, ma dipartiranno quando loro stessi lo vorranno. Le persone verranno, allora, come degli estranei, come de­gli stranieri sulla terra, vivranno per quaranta, cinquanta o più anni e quando avranno de­ciso di andarsene, chiameranno i loro amici e gli diranno: “Ho vissuto a volontà sulla terra, ora diparto per la mia patria. Non dovete chiamare preti per servire liturgie, né sotterrarmi e né, tanto meno, portarmi al cimitero. Io diventerò invisibile, come Cristo, e mi innalzerò in alto, verso la dimora per me preparata.” Voi direte: “Questo lo può fare solo Cristo.” No, questo può accadere ad ogni persona che ha raggiunto l’immortalità, che vive seguendo gli ideali eterni del creato. Dicono di qualcuno: “Questo uomo è un evangelista.” Chiedo: “Da quanto tempo è evangelista?” – “Da poco.” Dicono di un altro: “Questo, invece, è un bravo ortodosso.” – “Da quando è ortodosso?” – “Da poco tempo.” Vi dico: ogni persona, che non ha in sé un determinato credo fin dalla nascita ma l’ha acquisito successivamente, è un ignorante. A ognuno è richiesta una fede positiva, immutabile, che possegga le qualità dell’elevata anima umana, la quale non nasce, non muore, ma vive in eterno. In molti dico­no che la vita si distrugge e svanisce. Questa è solo una frase scritta. La vita non si può di­struggere e nemmeno far sparire, ma in essa nascono le tristezze e le gioie.

Dunque, tutti devono lavorare nel proprio subconscio, sapendo che, ogni buono o cat­tivo pensiero, indirizzato al subconscio con una forte intenzione e un desiderio interiore, sicuramente si realizzerà. Con una premessa, però: non desiderate mai più di quanto vi sia necessario! Se vivete così, la cultura futura porterà dei doni a tutti. Non pensate che i beni nel mondo siano destinati solo a qualcuno! L’affabilità è l’espressione dell’onestà. L’uomo deve essere affabile non solo con i suoi simili, ma anche con tutti gli altri esseri, senza ecce­zione; egli deve essere gentile con gli animali, con le piante e con tutte le altre creature a lui sottostanti. Questo è il principio dell’immortalità.

Immaginate che questa cultura sia già arrivata. Quale sarebbe la nostra condizione? Come saremmo? Dico a uno: se la nuova cultura fosse arrivata sulla terra,  saresti andato a bussare di porta in porta a chiedere questo o quest’altro? Non ci saresti andato; saresti sta­to una delle persone immortali; in ogni momento avresti potuto vedere cosa stessero facen­do gli altri e non saresti stato preda di inganni. Qualcuno dice: “Ho sentito dire questo su una certa questione.” Chiedo: è vero, è credibile quello che hai sentito? Finché la gente cre­derà a tutto ciò che sente, sarà sempre ignorante. Alcuni dicono: “Kant ha scritto il libro sulla mente pura. Cos’è questa scienza della mente pura? Io chiamo scienza della mente pura quella scienza, secondo la quale l’uomo si muove senza nessuna esitazione nel cuore e comunica con gli esseri del mondo invisibile. Quale scienza migliore di quella in cui un an­gelo viene da te e si mette a parlarti del cielo, del sole, di tutte le stelle e, dopo tutto questo, tu sai di conoscere una grande Verità. Gli studiosi odierni dicono, che la distanza tra la ter­ra e il sole è di circa 92-93 milioni di miglia. Voi dite: “Ergo, la distanza è o di 92 o di 93 milioni di miglia – non si sa con precisione, ma la differenza tra il 92 e il 93 è piccolissima. – Come!? È piccola una differenza di un milione di miglia? Che cosa succederà con me se, contando su questi dati, parto con un treno verso il sole e percorro 92 milioni di miglia? Il treno mi lascerà nello spazio, senza essere arrivato a destinazione? Come deve essere la matematica su cui posso basarmi? Qualcuno dice: “Sono vicino all’ora in cui raddrizzerò la mia vita.” – Quanto sei vicino? Per raddrizzare la tua vita, ti mancano ancora un milione di miglia. Tra il sole e la terra c’è una distanza che ricopre sette intere fasce fisiche. Arriverà un tempo, quando il nostro sole si manifesterà solo attraverso la sua manta fisica e diven­terà rosso. Secondo lo stesso principio, esistono anche delle stelle rosse, arancioni, azzurre, ecc. Questo dimostra, oltre al livello della loro evoluzione, anche il livello della nostra cul­tura. Se l’uomo sviluppa il suo corpo spirituale, egli inizierà a vedere le stelle così brillanti come il sole, e vi entrerà in contatto. Spesso ho detto che l’uomo può conversare non con il sole materiale, ma con quello spirituale. La luce solare, che vedete dalla terra, è fisica, ma il sole ha anche una luce spirituale, che non getta nessuna ombra. Questa luce è morbida, e quando penetra nel cuore umano, nella mente umana e nell’anima umana, nell’uomo si in­staura un gran silenzio interiore. Mettiamo che qualcuno sia preso dalla disperazione e vo­glia suicidarsi. Prende la sua rivoltella e va fuori, nel bosco. Allora, questa luce morbida pe­netra profondamente nella sua anima, apportando all’istante dentro di lui la pace e il silen­zio, ed egli sente una voce che gli dice piano: “Non aver paura, tutto andrà bene!” Non pas­sa molto tempo e si accorge che, in questa armonia incrinata, qualcosa di bello sta nascen­do. E iniziano allora ad alternarsi i suoi amici a parlargli e ad incoraggiarlo, finché la sua vita non prende la giusta direzione. Quindi, Dio ha la potenza di cambiare la vita di ognu­no.

Vi dico, dunque: se quelli che camminano nella via Divina vogliono acquisire la nuova vita – la vita dell’immortalità – devono utilizzare i nuovi metodi nella loro vita. Direte: “Per noi, adesso, l’importante è di sopravvivere in qualche modo, è inutile pensare all’immorta­lità. Siamo deboli, essa è irraggiungibile per noi.” – Il fatto che siate deboli non è una scu­sante. Lavorate per diventare più forti! – “Ma, io sono una persona scorbutica.” –  Tu puoi constatarlo, ma ciò non ti giustifica. Devi rivolgerti a Dio, con la preghiera che Egli possa apportare più magnetismo al tuo cuore, più elettricismo nella tua mente, e allora, quell’anziano e provato ceramista, che vive nella tua coscienza, amplierà le sue vecchie for­me e vi creerà qualcosa di nuovo. Perché tu riesca in questo, emana ogni mattina e ogni sera verso tutte le persone, parte di quel bene che è seminato nella tua anima! In una frase viene detto: “Laddove la Saggezza domina, l’ordine non si scompiglia; laddove la Verità splende, il frutto sboccia e matura.” E allora, una volta in noi la Verità, nelle nostre anime si rivelerà l’Amore supremo. L’Amore supremo, l’Amore ideale, consiste nell’Amore verso tutti, senza che essi sospettino quale sia la fonte che lo sprigiona.

La seconda espressione dell’Amore supremo sta in questo: riuscire ad amare gli altri anche quando ti odiano e ti augurano il male; servirli tutto il giorno, a loro insaputa. Que­sto intende Cristo con le parole “servire Dio”. Cioè, noi dobbiamo diventare sconosciuti nel bene, così come siamo sconosciuti anche nel male. Comunque, sappiate che, se volete esse­re conosciuti nel bene, sarete conosciuti anche nel male. Questo si vede ovunque. Quando qualcuno diventa famoso per qualche buona azione, non trascorrerà neanche un anno ed egli avrà davanti a sé un’altra pagina – sarà diventato famoso anche per una cattiva azione. Perciò, appunto, Cristo dice: “Non cercate la gloria dagli uomini, ma cercatela da Dio!” In questo mondo noi siamo dei passeggeri, dei turisti, arriviamo e passiamo oltre, portiamo i semini della nuova cultura. Quando questo mondo sarà migliore, quando in esso verrà in­staurato il completo ordine, l’Amore Divino e la gloria Divina verranno incoronati e pren­deranno i propri posti. Con gloria Divina non intendo qualcosa di irreale. Al contrario, la cosa più reale al mondo è quella di vedere la gloria Divina ovunque e di vivere solo per essa. La vecchia cultura sta esaurendo il suo tempo. La cultura futura è per gli uomini con­sapevoli e buoni. “Beati i clementi, poiché di essi sarà il Regno Divino” – è detto nelle Scrit­ture. La terra vecchia si vestirà di un nuovo abito ricco e bello, e le persone vivranno nella Verità, fioriranno e matureranno, tra loro ci sarà l’Amore. Il Regno Divino non si ricostrui­rà sulla terra vecchia, ma nel nuovo cielo e nella nuova terra. Il nuovo cielo e la nuova terra sono le nostre anime, in esse sarà ricostruito il Regno Divino.

A tutta la gente odierna è richiesta adesso una fede salda e positiva, e non effimere credenze. Voi potreste dire: “È vero tutto quello che dite?” – Controllate! Credete che tutto quello che viene provato, sia vero? Credete che tutti i fatti che vengono presentati su qual­che argomento, costituiscano la Verità? Ogni cosa è vera fino al punto in cui ognuno  può rappresentare un libro aperto da sfogliare e consultare all’occorrenza.

Vi farò adesso due esempi per chiarire il mio pensiero. Cosa deve fare lo scultore con la più bella pietra, se vuole forgiarvi una statua perfetta? La pietra ha in sé la forma che lo scultore vuole darle? – Non ce l’ha. Quindi, l’artista deve prendere il martello e iniziare da solo a modellare la statua. Supponete che, in questa pietra di marmo viva una coscienza come la nostra. Cosa farà allora? – Comincerà a piangere, a urlare e a dire: “Per quanto an­cora dureranno queste sofferenze?” – Fino a che lo scultore non avrà scolpito la statua. Lui continua il suo lavoro, mentre il marmo piange, grida. Finalmente, lo scultore termina la sua statua, l’allontana da sé, la guarda, guarda anche le sue lacrime, sorride e dice: “È giun­ta la fine anche per le lacrime.” Poi, prende il suo fazzoletto, le asciuga le lacrime e le dice: “Non piangere più! Da questo momento, chiunque ti passerà vicino, ti guarderà e vedrà che in te vive l’ordine assoluto.” E, in vero, chiunque passi vicino a questa statua, afferma: “C’è un’idea, una profondità in questa figura. È perfetta!” La statua ascolta tutto questo ed è contenta che non ci siano più il martello e le sofferenze. Tuttavia, finché la gente imparerà a vivere rettamente, molti martelli dovranno “battere” sulla sua schiena. Questa è una leg­ge inevitabile.

Il secondo esempio.  Avete un pezzo di tela bianca. Il grande pittore prende il pennel­lo e i suoi colori e inizia a imbrattare la tela senza alcun criterio. Gli passa vicino qualche ignorante, vede quello che fa e pensa: “Guarda un po’ cosa combina questo! Io lo credevo un grande pittore e lui, cosa fa? Chiazza e basta!” Il secondo giorno il pittore riprende il pennello e i colori e ricomincia a spargerli sulla tela. Il terzo, il quarto giorno fa lo stesso, ma un giorno, guardi la tela e noti, che qualcosa lì ha iniziato a prendere forma. Più il pitto­re lavora, più l’immagine diventa nitida, finché, sulla tela appare un bel disegno, svol­to alla perfezione. Chiunque gli passi vicino, dice: “Un dipinto magnifico!” Il pittore dice: “Lo ve­dete cosa può venir fuori da quell’imbrattare della tela?” – Certo, ma se la tela non veniva prima imbrattata, poteva adesso avere questo prezzo? Poteva adesso avere questo valore? – No, la tela ha acquisito il suo valore solo dopo che era stata imbrattata.

Nella stessa maniera, anche da voi può venire un angelo e sporcarvi con il suo pennel­lo e i suoi colori. Voi dite: “Ho peccato!” Il giorno seguente torna lo stesso angelo e vi spor­ca di nuovo con il pennello. Voi dite: “Ho peccato troppo!” Il terzo giorno viene ancora e il tutto si ripete. Voi dite: “Adesso sono finito!” – No, tu, adesso, sei migliore rispetto a come eri prima. Lui sporca, tu piangi, lui sporca, tu piangi, finché, alla fine, viene fuori qualcosa di bello. Alcuni dicono: “Quella sorella sta piangendo, morirà per la grande sofferenza.” – No, l’angelo la sta sporcando, ne tirerà fuori qualcosa di bello. Finché l’angelo la sporca, essa non impazzirà, non morirà per la sofferenza. Molti chiedono: “Perché le persone pian­gono?” – Il pianto è un segno di vita. Solo le persone vive piangono. La vita si esprime con il pianto. Piangete, finché siete vivi, finché avete la vita dentro! È impossibile e spaventoso che un uomo morto possa piangere. Anche l’Amore, quando ama qualcuno, piange – i suoi occhi si riempiono di lacrime. Il vero pianto è, quando le lacrime arrivano a riempire gli oc­chi e poi si ritraggono in profondità. Non è un pianto vero  quando le lacrime fuoriescono dagli occhi e si spargono per terra. Io vorrei vedere gli occhi di tutti umidi di lacrime. Que­sto è un segno della nobiltà dell’anima umana.

E così, se il martello dello scultore e il pennello del pittore lavorano su di noi, questo è un grande privilegio per noi, in virtù del quale dobbiamo imparare la pazienza. Questa è una delle grandi lezioni che Dio ci dà. Noi ci stiamo preparando per la nuova cultura che arriva nel  mondo. Davanti a noi c’è un grande futuro. Gli uomini d’oggi non hanno ancora vissuto come si deve. Solo adesso iniziano a vivere correttamente.

Ora, quando tornate nelle vostre case, trasmettete al vostro inconscio la vostra inten­zione e il vostro desiderio di vivere bene. Affermate: “Signore, io voglio vivere una vita buo­na e giusta!” Una volta espresso questo pensiero, dimenticatelo! Qualcuno dice: “Perché dobbiamo pregare Dio?” – Se uno non prega, cos’altro deve fare? Se noi consideriamo la preghiera qualcosa di ridicolo, il mangiare è ancora più ridicolo. Se noi consideriamo la preghiera qualcosa di ridicolo, il dormire è ancora più ridicolo. Se noi consideriamo la pre­ghiera qualcosa di ridicolo, leggere libri è ancora più ridicolo. Qualcuno apre il libro e lo chiude. Gli chiedo: cosa leggi? – Un libro. Se voi leggete un libro importante, e, dieci volte al giorno, con un fazzoletto, cancellate ciò che vi è scritto, cosa ne rimarrà fra dieci anni? Lo scritto sarà leggibile? Se perdiamo lo scritto sul libro, cosa avremo acquisito? Guardate­vi dal dire, dopo che avete aperto il libro: “La vita che Dio mi ha dato, non è bella.” Se dite questo, voi perdete la vostra vita. Alcuni fanno così, dicendo: “Il Signore non mi ha dato ricchezze, non mi ha dato conoscenze.” – Quali ricchezze chiedi? La vita che hai è la ric­chezza più grande. Sii grato di essere povero! Ti sentirai bene se hai grandi averi e ti trovi nella situazione dell’asino carico? Dico: la povertà è la ricchezza più grande, il bene più grande al mondo. Quale povertà? Io parlo di quella povertà, con la quale uno attende, asse­tato e con venerazione, l’arrivo del grande nel mondo. In questo sta la mitezza dell’uomo. Nessuno ha il diritto di cancellare le cose belle!

Dico: in ogni anima vi sono condizioni buone e ricche per il futuro. Nella tua più grande sfortuna, nella tua più grande sventura, ringrazia Dio per tutto questo, e dì: “Io pro­verò a Dio che ho l’amore per Lui.” Se non potete sopportare le vostre sofferenze, come mostrerete la vostra giovinezza? Io chiamo “gente giovane” quelli che, con grande coraggio, riescono a fronteggiare le sofferenze più grandi. Dovete essere degli eroi! Soltanto in que­sto modo ringiovanirete. Quando giunge a voi qualche sofferenza, mettetela in spalla, por­tatela per un po’, poi, poggiatela giù in terra, davanti a voi, offritele qualcosa, scambiate qualche parola, ed essa vi lascerà. La sofferenza teme l’anziano. Essa ha bisogno di un gio­vane che la porti in spalla, perché possa conversare con lui e spiegargli il senso del soffrire. Voi dite: “È facile parlare delle sofferenze, ma è difficile portarne il peso.” – Il mondo vuole degli eroi! Esso cerca persone giovani, forti, con la mente che contenga tutte le menti, e con il cuore che contenga tutti i cuori. Il nostro bene è tale per tutti e il bene di tutti è tale an­che per noi. Perciò, ognuno di noi deve dire: “Per questo io sono nato.” – Perché? – Per vi­vere nell’immortalità. “Per questo io sono nato.” – Perché? – Per vivere nell’ordine assolu­to.  “Per questo io sono nato.” – Perché? – Per vivere, sbocciare e dare frutti.

“Per questo io sono nato.” – Perché? – Per rendere testimonianza alla Verità e per di­mostrare che ciò che Dio ha creato, non si distrugge. Il sole non si distrugge. Periscono solo le cose che l’uomo ha creato. Se le cose in natura periscono, vuol dire che non sono state fatte da Dio, ma da altri esseri. Nel mondo operano molti esseri. Le nostre case, ad esem­pio, che sono da noi fatte, svaniscono. Molti dei nostri pensieri e desideri, ugualmente, sva­niscono, mentre, il Divino in noi resta per l’eternità.

Cristo dice: “Per questo io sono nato, per rendere testimonianza alla Verità.” Nella stessa maniera, ognuno di noi può dire perché è nato nel mondo.

Conferenza del Maestro, tenuta il 10 ottobre del 1926 a Sofia

Traduzione dal bulgaro: Irena Yordanova

Redazione: Katia Giannotta