Conferenze Domenicali – Anno 1922
22 gennaio 1922, Sofia
5. Le zizzanie e il grano
Ma Egli rispose: «No, che talora,
cogliendo le zizzanie,
non sradichiate insieme con esse il grano».
(Mt 13,29)
Credo che, da allievi adulti quali ormai siete, non sarete imbarazzati da un problema matematico tanto complesso, giacché gli allievi abili non s’intimidiscono quando l’insegnante traccia sulla lavagna un problema complicato, anzi spalancano gli occhi e ne iniziano lo svolgimento, osservando come egli lo risolverà.1Il problema diffcile da risolvere a cui si riferisce il Maestro è appunto quello enunciato nel versetto evangelico, che viene equiparato a un problema matematico (n.d.t.).
Da dove sorgono le contraddizioni nella vita, cioè nella vita personale, in quella del cuore, dell’anima, della mente e dello spirito? La vita contemporanea si manifesta includendo tutte queste categorie. Noi ci imbattiamo in una serie di ostacoli, di perplessità: i nostri esperti filosofi mirano a confortarci con le loro interpretazioni della vita; i medici ci chiariscono l’origine delle malattie e come curarle; gli psicologi ci spiegano l’origine degli stati psichici; i servitori del Dio vivente ci guidano verso un corretto rapporto con Dio; gli insegnanti ci introducono alla natura vivente; le madri e i padri ci forniscono il nutrimento necessario a sostentarci. Eppure, nonostante questo, le contraddizioni restano. La nostra felicità e gioia sulla Terra costantemente si sgretolano, e se v’è qualcuno la cui felicità non sia intaccata, è forse un’eccezione. Non mi soffermerò ad argomentare oltre, perché la vita stessa argomenta.
I servitori vogliono andare a sradicare le zizzanie; «No, lasciatele crescere». Nella società contemporanea emerge invece il pensiero di estirpare le zizzanie. Ora, considerate che questo padrone era estremamente avveduto, i suoi servitori altamente intelligenti – dieci volte più intelligenti degli eruditi odierni – e anche il padrone era dieci volte più intelligente di quelli di ora.
Egli dice: «No, lasciateli crescere fino alla fine dei tempi, allora comanderò ai mietitori di separare il grano da una parte, e le zizzanie dall’altra». E la questione verrà risolta, perché nel processo di crescita c’è il rischio che, estirpando la zizzania, possa essere sradicato anche il grano. E se estirpi una spiga di zizzania, ma ne distruggi due di grano, chiedo: che bene hai fatto? Se intrecci due fili sul tuo telaio ma ne disfi tre, che senso ha? Se insegni all’uomo una virtù, ma anche due vizi, ugualmente non ha senso.
Dice: «Lasciateli crescere!». Ora, ciò che ostacola la gente di oggi è che vuole liberarsi dal male, da tutti i sentimenti sgradevoli, dai pensieri spiacevoli, da ogni azione fastidiosa, e che tutto le fili liscio come l’olio. Vogliono lavorare come Halima delle Mille e una notte,2Una celebre raccolta di racconti orientali di varia origine e ambientazione realizzata nel X secolo. In alcune fonti letterarie medievali e successive tali racconti vengono denominati appunto I racconti di Halima. Il Maestro li cita in diverse occasioni durante le conferenze e nei discorsi informali. agitando una bacchetta magica. Tuttavia il cosmo attuale è creato su basi completamente diverse, alle quali dobbiamo sottostare.
«Lasciatele crescere» dice il padrone avveduto. Ora non argomenterò perché debbano crescere, non lo spiegherò, perché ho un forte argomento. Questa mattina ho deciso di parlare molto brevemente, poiché il mio stimato pubblico è esposto al freddo.3All’epoca il Maestro teneva le conferenze domenicali nel cortile di via Opălčenskă 66, indirizzo dove abitò dal 1905 al 1926, ospite nella modesta casa di Petko e Gina Gumnerovi. Ho anche altre motivazioni che riguardano i miei interessi personali, avendo promesso di rimborsare per ogni persona raffreddata; se saranno in dieci a prendere il raffreddore pagherò mille leva4La valuta corrente bulgara. a persona, e oltre a predicare gratuitamente, dovrò anche corrispondere una multa da diecimila leva.5Detto in senso scherzoso.
Bisogna che crescano entrambi, ovverosia bisogna che diventiamo tolleranti sulla base di questa grande Legge, senza la quale non è possibile alcuna vita culturale, alcuna vita sensata. Ogni filosofo, di qualsiasi categoria, deve riconciliare queste due contraddizioni: di lasciare egualmente al bene e al male condizioni per crescere e svilupparsi. Questo non significa minimamente incoraggiare il male. Voi dite: “Lui incoraggia sia il male che il bene”. Noi non possiamo incoraggiare; io sono pronto a confutare tutti i filosofi sul fatto che non possiamo incoraggiare. Forse che seminando un rovo nel campo lo incoraggio a crescere da rovo? No, cresce da rovo perché è un rovo, indipendentemente dal mio incoraggiamento. Forse che il melo che ho piantato l’ho incoraggiato? Esso è un melo e si sviluppa da sé. Un tempo, quando i frutti non erano coltivati dagli uomini, crescevano meglio di adesso: allora c’erano frutti migliori di quelli di oggi. Non parlo dell’epoca odierna, ma di una lontana.
Quando noi diciamo incoraggiamento intendiamo lasciare che il bene cresca secondo quanto richiedono le sue leggi, e lasciare che il male cresca secondo quanto richiedono le sue leggi. Perché? Perché così ha detto il padrone. Ora alcuni ascoltatori diranno: “Ecco una contraddizione!”. Se si tratta di contraddizioni, ve ne tirerò fuori altre dieci, di contraddizioni: non avviene forse che quando frantumate un masso in piccoli pezzi, dapprima nelle pietre si manifesta una grande gioia, perché avete fatto in modo che si individualizzassero, e ne gioiscono. Poi le trasportate col carro in città, le impastate come cemento e le posate sotto terra, in profondità, per edificare la vostra casa. Una volta erano fuori, al sole, e invece ora iniziate a costruire la vostra casa. Chiedo: quale beneficio culturale avete apportato a quelle pietre? Avete costruito una casa: per voi questa è cultura, ma non per quelle pietre. In Natura, per cultura si intende quella che avvantaggia tutti. Quando io mi acculturo, con tale cultura influenzerò anche tutto il vostro essere. E perciò quel padrone dice: «Lasciateli crescere entrambi, ed alla fine dei tempi, quando verrà il giorno della mietitura, separeremo gli uni dagli altri, e il mondo sarà sistemato».6Mt 13,30.
Mi servirò di un esempio: nei tempi antichi in Egitto, in epoca cristiana, viveva un eremita, un uomo molto pio. Aveva trascorso la sua vita solamente in preghiera, in lettura e meditando sui modi e metodi per sistemare il mondo. Passò così quarant’anni, e nessuno venne da lui. Possedeva molta conoscenza, ma in quei quarant’anni nessuno venne mai a visitarlo. Si rattristò, e disse: “Signore, mandami almeno una persona a cui trasmettere questa conoscenza, sono ormai vecchio e malandato”. Il vecchio eremita pensava che sarebbe arrivato un allievo capace ma che cosa vide? Venne da lui una meretrice. E perché era venuta da lui? Era la più grande meretrice dell’epoca nella città di Alessandria;7Alessandria d’Egitto, capitale dell’Egitto tolemaico e bizantino, nei cui dintorni iniziarono a fiorire in epoca cristiana monasteri e romitori. dopo essersi convertita leggendo il Vangelo, voleva essere battezzata, ma nessuna chiesa, nessun prete – non so se c’erano già preti allora8Detto in tono ironico. – nessun servo di Dio s’impegnava a battezzarla, ad assumersi tale responsabilità. “Non possiamo accettarti nella nostra chiesa, sei una meretrice incorreggibile, sei un diavolo incarnato che vuole metterci alla prova, ma noi siamo molto istruiti, abbiamo letto le Scritture e tu non puoi entrare, non puoi varcare la soglia della nostra chiesa”. E mentre lei piangeva, piangeva e pregava, Cristo le apparve e le disse: “Vai nel deserto da quell’eremita”. Ma egli, quando la vide, esclamò: “Oh Signore, hai trovato questa qui da mandarmi, alla fine della mia vita, hai trovato da mandarmi proprio questa?”. Sospirò profondamente, ma udì una voce: “Tu la battezzerai”. – “Devo battezzarla?”. Abbassò la testa e si chiese se non fosse uno spirito maligno a parlargli: “La battezzerò, qualunque cosa accada.” La battezzò e, qualche giorno dopo, ella morì. Il giorno del funerale fu rapito in estasi e vide un angelo alato e luminoso uscire dal corpo di quella meretrice, mentre la seppellivano. Ella non era una meretrice, ma un angelo elevato. Pochi giorni dopo anch’egli morì, ma prima si raccomandò di essere sepolto insieme alla meretrice. Tutti pensarono: “Nella tomba, accanto a lei!”. E che cosa accadde? Dopo che fu seppellito anche lui, tutto il circondario accorse ed avvennero grandi miracoli e tutti furono guariti.9Anticamente era costume abituale recarsi sulle tombe dei Santi per essere guariti dai mali fisici e psichici.Quando la peccatrice e il santo furono riuniti, fu allora che il mondo migliorò e che la gente iniziò a studiare la dottrina di quell’eremita.10Questo racconto presenta molte analogie con la leggenda di S. Maria Egiziaca e dell’eremita Zosimo riportata nei Detti e fatti dei Padri del deserto, una collezione di insegnamenti e racconti di vita degli anacoreti egiziani, compilata in greco nel V secolo e assai diffusa in ambito monastico.
Ora rapporterete questo alla vostra vita, perché talvolta anche voi vi troverete nella posizione di quell’eremita. Pensate di essere molto pii, graditi a Dio, però, se alle volte appare qualche vostro fratello, antitetico a voi – apparentemente una zizzania ‒ forse è Dio che ve lo manda, e come risolverete questo compito? Lo risolverete solo quando lo battezzerete e vi si apriranno gli occhi per vedere che cosa esce dal suo corpo, se un angelo luminoso o un demone, se sale o scende. E quando Cristo dice: «Dai loro frutti li riconoscerete»,11Mt 7,16.alcuni pensano che si riferisca al frutto presente. No, è il frutto del compimento di un’epoca, è l’ultimo frutto. Ho compiuto una buona azione, e dicono di me: “È un grand’uomo, buono”. Se commetto invece una cattiva azione, diranno: “È un uomo malvagio”. No, non puoi giudicarmi dalle mie azioni presenti, posso essere giudicato solo in base alla mia intera vita, dove tutte le mie azioni saranno come un frutto, in un senso o nell’altro. Adesso non ci dev’essere alcun giudizio! Pertanto, ognuno dovrebbe essere lasciato a portare a termine il proprio lavoro. E se nella vostra mente nasce il pensiero di estirpare il male, sapete che ne sarà di voi?
Spesso vi sento dire: “Voglio liberarmi di questo male, sradicarlo dalla mia anima”. Io sarei felice se lo sradicaste, ma questo è un argomento a parte.
Vi porto un altro esempio: in un monastero viveva un vecchio abate. Il monastero era fiorente – ma non era un monastero bulgaro, non sto parlando dei monasteri bulgari ora – era un monastero che esisteva millecinquecento anni fa, che qualcuno non pensi che mi stia riferendo al presente.12Velata ironia.Là, dunque, viveva un abate che raccoglieva beni per il monastero. Morì, e i conti rimasero da pareggiare: i conti dei monasteri non quadrano mai. Anche in quel caso – per la semplice ragione che molti vi entravano a mangiare e a bere – i conti non erano in pari. Il nuovo abate, quando entrò in carica, disse: “Dobbiamo chiamare il vecchio abate, che venga qui a sistemare i conti, altrimenti saremo nei guai”. E cominciarono a pregare: pensavano che quell’abate fosse su in paradiso, ma invece era giù nell’Ade. Ed infatti venne a rendere conto, e sapete che cosa accadde? Appena mise piede nel monastero13Tornando dall’Aldilà.esso fu ridotto in polvere e cenere. Da dove poggiava il suo piede emanava un tale miasma che tutti i fedeli scapparono fuori dal monastero. E anche voi, se decidete di annientare il male, solleverete un tale fetore, che, se ciò avvenisse a Sofia, non ne rimarrebbe più nulla e tutti i suoi abitanti sarebbero costretti a fuggire.
Ecco perché il padrone disse: «Lasciateli crescere entrambi»; non toccare, è grande il fetore, che restino sepolti, e che le radici di queste due vite14Delle zizzanie e del grano.siano nutrite dalla loro linfa fino alla fine dei secoli, e allora vi sarà un metodo con cui il male potrà essere separato dal bene.
E gli chiesero i servi: «Dobbiamo sradicarli?». Disse: «No, lasciateli crescere». Se avete un cattivo pensiero, non cercate di sradicarlo. Gli psicologi moderni dicono: “Sbarazzatene”. No, no, che quei pensieri crescano pure nel tuo cervello; man mano che essi crescono, crescono anche i semi buoni. Perché vi sono altri pensieri molto buoni in voi. In voi sorgono forse migliaia di nobili desideri, ma tra di loro lasciate pure alcune erbacce. Abbiate il coraggio di dire: “Fra i tanti, che crescano anche loro”. E ognuno che fa richiesta, come richiese quell’abate: “Perché è così? Che venga a render conto!”, sappia che quando quel defunto abate ci mette piede, tutto il monastero andrà in fallimento. I bulgari dicono: “Un Santo esagerato non è caro neppure a Dio”. Il Santo che non ha mai peccato non è caro a Dio, perché un Santo estremista non ha capito il senso profondo della vita. Se il Signore avesse bisogno di tali santi, avrebbe potuto inviare Cristo come un angelo splendente, per terrorizzare il mondo.
Ma Cristo discese da uomo comune, lavorando tra i peccatori. E gli dissero: «Ecco un uomo che mangia e beve, non è come Giovanni, che almeno digiunava, praticava la penitenza, girava nudo, mentre invece costui convive ampiamente con pubblicani e peccatori».15Mt 11,18-19.Cristo, dando tale esempio, comprese la filosofia della Scienza divina. E disse, citando le parole di un Grande Libro da cui Egli lesse, ciò che aveva detto il Padrone: «Lasciateli crescere». Anche altrove, Cristo spesso si alzava in piedi dicendo: «Chi di voi mi accusa di peccato?». Perché chi dichiara un altro colpevole di peccato bisogna che per primo ne sia privo.
Sento spesso qualcuno dire: “Ehi tu, senti un po’, questo tuo errore lo devi correggere”. Benissimo, ma hai mai fatto una prova per sapere come si correggono gli errori? E la gente di oggi rapa a zero la testa altrui: a secco, senza sapone, rade, pela. Scusate, non intendo “spelatura” in senso negativo, ha un significato lievemente triviale in bulgaro, e alle volte mi interrogo su quale parola adottare, eppure le Scritture usano proprio quella parola. Alcuni chiedono perché non usi parole più forbite; se adoperassi parole di prima scelta, non resterebbe nulla di voi.
E siate grati che nei miei discorsi vi sia qualche erbaccia di parola che cresce. C’è un altro aspetto ancora: poiché quando dico una parola, e so quanti altri significati ha, il diavolo potrebbe venire a dire: “Puoi usare anche altre parole”. Certo che si può. Quando Cristo disse: «Generazione malvagia e adultera»,16Mt 12,39.non avrebbe potuto usare altre parole? Sono belle le parole: «Razza di vipere»?17Mt 23,33.E queste sono le parole di un uomo la Cui bocca era santissima. «Siete», disse, «figli del diavolo»18Gv 8,44.e così via. Le mie parole mancano di tratti personali. Sono parole che indicano principi interiori, da comprendere in linea di principio, perché chi si fa influenzare da questi termini – le zizzanie – essi stessi faranno nascere zizzanie nella sua anima. Non adduco questo per giustificarmi, ma per dire che, molte volte, le cose si manifestano come le zizzanie. Molte volte dite ciò che non volete. Ad esempio, a volte siete molto rispettosi nel parlare e in tutto il resto, ed ecco che, quando qualcuno v’infastidisce, urlate e poi ve ne pentite: è apparsa quella zizzania. È meglio avere le zizzanie e ammettere: “Ho queste zizzanie”. Che cosa ne farai? “Aspetterò la fine dei tempi ed allora le zizzanie andranno da una parte ed il grano dall’altra”.
Dunque, è questo il metodo da adottare – vi suggerisco tale pensiero – ma non turbatevi: in ogni casa vi sono contraddizioni, tra i vostri figli e figlie, nelle vostre famiglie, ognuno chiede: “Come fare?” Io vi risponderei: “Lasciateli crescere!”. A chi ama i soldi, se ne porta con sé venti chili, dategliene altri quaranta, dategli dell’oro. A chi ama i libri – dategliene; a chi ama mangiare – saziatelo, e non raccomandategli il digiuno, che si riempia bene, a crepapelle, e poi dica: “Ho mangiato troppo, mai più tanto così”; che trovi da solo il suo limite, mentre ora cerchiamo di moralizzare la gente. Il mondo non migliorerà mai in questo modo.
Vi è un solo modo: applicare l’Amore divino – non quello ordinario, ma quello divino – che ha in sé stesso tutti gli elementi per risvegliare la Vita divina. Tale Amore costruisce tramite i metodi della Saggezza divina; e quando in quei metodi penetra la luce della Verità divina, e quando questa luce è sostenuta dalla misura della Giustizia divina e tutto ciò ha fondamento sulla Virtù divina, allora avremo una buona direzione di vita.19In questo passo sono citati in sequenza tutti i cinque vertici che formano il Pentagramma: Amore, Saggezza, Verità, Giustizia, Virtù (ossia Bontà).
Non dire: “Non fare il fesso, Ivan, per cortesia!”. Parla a tuo marito costantemente d’amore, fino ad assordarlo; proprio come si dice che blateri per far sì che risponda: “Va bene, ti ho sentito, ho capito!”.
Come disse quel tale, alla cui porta bussarono nel cuor della notte: “Alzatevi a dargli un pezzo di pane, che non posso dormire”.20Riferimento alla parabola dell’amico inopportuno in Lc 11,5-8.
In America un musicista di colore andò con la fisarmonica alle dieci di notte alla porta di un riccone milionario e prese a suonare senza sosta, finché il ricco non gli disse: “Vattene di qui, non riesco a dormire!”. – “Tu non puoi dormire, ma neppure io!”. – “Ma è proprio a causa tua che non riesco a dormire!”. – “Neppure io posso dormire, voglio compagnia!”. Allora il milionario tirò fuori cento dollari e glieli lanciò. – “Grazie, amico mio, in tal caso faccio silenzio.” ; s’intascò i soldi, mise via la fisarmonica e se ne andò. Qualche amico si metterà a schiamazzare, e tu gli farai notare: “Non posso dormire”, ma appena gli allungherai cento dollari – che sono cinquecento leva d’oro – ecco che dirà: “Benissimo, amico mio, ora posso tacere, buona serata e sonni tranquilli”.
«Lasciateli stare, lasciateli crescere!». Vi dico, questo non è un incoraggiamento a peccare. Quando ci sforziamo di sradicare il male perdiamo tutte le condizioni in cui la nostra anima può crescere, mentre quando accettiamo i fatti così come sono ci sviluppiamo adeguatamente. Lasciate che il bene cresca da solo nella vostra anima.
Anche l’Apostolo Paolo dice: «Dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia».21Rom 5,20.Credete dunque in Dio: là dove s’intensificano i tormenti, aumenterà anche la grazia che vi aiuterà.
Lasciate che tutte le cose crescano in voi, non mettetevi a tavolino ogni giorno a dire: “Un attimo, ora stilerò un programma di cosa fare e cosa dire”. No, no, lascia perdere il tuo programma, che ciò che è buono nella tua anima cresca da solo, non ci pensare. Non ritenerti né buono né cattivo. E se qualcuno ti rimprovera, replica così: “Ho lasciato crescere in me sia il bene che il male, e che sia il Signore, alla fine dei tempi, a giudicare quest’opera”.
Ora dite: “Eccellente!”,22Nel senso che gli ascoltatori ritengono eccellente la soluzione data dal Maestro al problema esposto all’inizio (n.d.t.).nevvero? Posso illustrare la questione anche in un altro modo, ma mi addentrerei in un’area talmente nauseabonda che, se presentassi tali fatti per argomentare la mia filosofia, lo stimato pubblico si sarebbe già volatilizzato. Il male è indispensabile nelle attuali condizioni di vita, e altrettanto lo è il bene per lo sviluppo dell’uomo.
Pertanto, ci troviamo tra due necessità, il male e il bene, che servono allo sviluppo dell’odierna evoluzione, ovvero allo svilupparsi dell’anima nei tempi attuali. È possibile che in futuro tale legge cambi, in Natura non vi è nulla di eterno. Eterno è solo l’Amore, l’Amore è perpetuo! Ed il bene, come frutto dell’Amore, vi è incluso. L’Amore è infinito, ma tutte le cose al di fuori di Esso sono finite. Riguardo alla Saggezza, direte che Essa è un metodo dell’Amore di Dio, ed è quindi compresa nell’Amore. La Verità è un seme, ma anch’Essa è compresa nell’Amore. E riguardo alla Giustizia? Anch’Essa è inclusa nell’Amore.
Pertanto, appena manifesterete l’Amore, tutte le grandi virtù si manifesteranno, e allora sarete accordati come una chitarra o un violino, e il Grande Artista verrà a esibirsi su di esso. Può capitare che si rompa una corda: ne monterete una nuova. Se salta una corda c’è il rischio che vi danneggi l’occhio: non se si rompe dalla mentoniera, ma dalla parte del cavigliere: allora l’occhio potrebbe arrossarsi. Come è possibile che l’occhio s’infiammi a causa del suonare? – “Eh, ho suonato tanto appassionatamente, che, per l’impeto amoroso, la corda mi è saltata nell’occhio”.
Direte: “Giacché è così, non vale mica la pena di suonare!”. Quante volte vedo i vostri occhi rossi!23Dal pianto. Il Maestro con delicatezza fa intendere agli ascoltatori che è al corrente delle loro sofferenze emotive (n.d.t.).E, vedendoli, mi dico che è saltata la corda dal cavigliere. I medici spiegano che è sopravvenuta qualche infiammazione, mentre per me, semplicemente, la corda si è spezzata e vi ha colpito nell’occhio. Loro hanno ragione, e pure io.
Inoltre, è pericoloso compiacersi della propria bontà, è pericoloso: se cominciamo a pensare di essere molto bravi, di sapere tanto, ci troviamo su una china scivolosa. Ciò è psicologicamente vero: le persone che pensano di sapere tanto non leggono più e dicono: “Basta così, siamo a posto”.
Due artisti iconografi furono assunti in una chiesa per dipingervi le migliori icone. Il più acclamato tra i due eresse un ponteggio e iniziò a dipingere la Santa Madre di Dio – ciò non accadde nelle chiese attuali, avvenne millecinquecento anni fa – quei due artisti operarono a quei tempi. Uno di loro salì sul ponteggio e, dopo aver dipinto la Santa Madre di Dio, disse: “Com’è bella!”, e volendo ammirarla meglio disse: “Vediamo un po’ come appare più da lontano”. Fece qualche passo indietro e per poco non cadde dall’alto. L’altro artista, allora, afferrò il pennello e si avventò contro l’icona, imbrattandola tutta. Questi restò senza parole, come un pesce, mentre l’altro spiegò: “Ringraziami, perché altrimenti la tua icona sarebbe stata rovinata”.24Qui c’è un gioco di parole sul termine greco icona, che indica sia un’immagine sacra, un quadro dipinto, che il viso, l’immagine fisica di una persona.E spesso anche gli angeli scendono dal cielo con i loro pennelli, e quando noi dipingiamo da qualche parte, ci imbrattano l’icona, e noi reagiamo: “Il mio cuore è spezzato, il mio dipinto è perduto.” Dico, invece: ringrazia che la tua icona sia rovinata, perché altrimenti tu, icona vivente, saresti danneggiato. Dobbiamo ricordare una cosa: che siamo venuti sulla Terra per imparare. Possiamo essere buoni discepoli, acquisire la conoscenza di Dio, far sì che la nostra vita sia tollerabile – per come le condizioni attuali richiedono, per come vuole da noi Dio, il Dio di cotanto Amore – e superare i dolori, le difficoltà? Ogni giorno ci sono difficoltà che dobbiamo affrontare.
Il padrone dice: «Lasciateli crescere, sia il bene che il male». E non dire che, se lasciamo stare il male, non combattendolo, esso aumenterà – entrambi possono svilupparsi. Ogni forza ha un limite ultimo entro il quale Dio ha fissato i confini del suo sviluppo. Dobbiamo abbandonare tutti i malintesi. Lascia che il tempo risolva tutte le difficoltà: col tempo Dio opera, col tempo lo spirito umano opera.
Pertanto, se gli eruditi odierni chiedono: “Che cosa dobbiamo fare?”. diremo loro: che tutto proceda liberamente, fornite condizioni a ogni cosa, al bene e al male, e alla fine del secolo25In ambito biblico secolo indica il mondo presente, contrapposto a quello futuro o alla vita eterna (n.d.t.).quando verrà la nuova cultura, tutte queste cose muteranno. Che cosa dovremmo fare nelle famiglie? Vi ripeterò di nuovo la stessa regola, perché le mie parole vengono intese sempre in due sensi. Quando le parole soddisfano la donna, ella dice: “Sapete cosa ha detto il Maestro? Ha ragione lui”. E dall’altra parte, quando le mie parole accontentano l’uomo, anche lui dice: “Il Maestro ha ragione”. Anche il servitore quando ascolta, dice: “Sai che cosa dice il Maestro?”. No, no, non parlo a donne o a uomini, la questione travalica le categorie di donne e uomini, di padroni e di servi, riguarda come bisogna vivere. Noi siamo allievi, e che il buon maestro mi abbia fatto rendere un servizio – pulire le scarpe a qualcuno – ciò non significa che io sia il suo servitore, sono cose secondarie; l’importante è il buon insegnamento che dobbiamo apprendere.
Ora, spesso ripetono: “Dobbiamo essere pazienti”. Secondo questa filosofia va inteso, invece, come segue: se sei impaziente, diventa ancora più impaziente! Se sei molto paziente, diventa ancora più paziente! “È adirato”, dice qualcuno; e tu lascia che si arrabbi, non glielo impedire. Se uno parla molto, che parli; se parla per mezz’ora, concedigli un’ora; se tace mezz’ora, taccia un’ora. Date a ciascuno ciò che egli ama. E così il padrone dice: «Lasciateli crescere!». E alla fine dei tempi, Egli manderà i suoi servi. Chi sono questi servi? Cristo intende la cultura futura, quando verranno loro, i sapienti, che scenderanno sulla Terra e organizzeranno la vita in un modo diverso, quale non conosciamo.
Ora, se dovessi raccontarvi come sarà la nuova vita, sapete a che cosa somiglierà? Vi narrerò un aneddoto. In uno stagno, presso una grande fattoria dove il latte veniva zangolato con un metodo nuovo, arrivò una rana a raccontare di tale cultura.26Tale espressione va intesa in senso lato come patrimonio di conoscenze, incivilimento, scienza applicata (n.d.t.).Due ranocchie, incuriosite, dissero: “Andiamo un po’ a vedere qual è la cultura di quel contadino”. Detto fatto, boing boing, entrano nella corte, vedono un calderone, hop, ci saltano dentro: vi era del latte. Saltano, ma non riescono più a uscirne fuori: come fare? Cominciano a girare, girare in tondo, cercando un punto d’appoggio per saltare fuori, e commentavano tra di loro: “È ardua questa cultura umana, la nostra acqua è più piacevole, questa non è né acqua né… È una cultura particolare.” – “Sorella,” – disse allora una all’altra, erano infatti sorelle, non fratelli – “Sorella, che cosa dobbiamo fare, sono esausta e sto pensando di scendere sul fondo per vedere com’è la cultura di laggiù”. – “No, ci siamo già ingannate una volta e non ne usciremo più”. Una scese sul fondo e ci rimase, l’altra invece, sbattendo il latte a forza di girare nel calderone, lo trasformò in burro, ci salì sopra e disse: “Capisco com’è questa cultura – è la sbattitura del latte”. Arrivò il contadino e, trovando il latte addensato, disse: “Che fenomeno naturale!”. Chiamò tutti i suoi vicini: “Immaginate un po’, ho lasciato il latte da battere, come potete spiegare che ora è battuto? È successo qualcosa d’impossibile!”. Le rane, desiderando sperimentare la cultura umana, una di loro aveva sbattuto il latte.
Così anch’io, se dicessi di spiegarvi la nuova cultura, somiglierei a una di quelle rane: allora voi spieghereste la zangolatura del latte in un modo, e io in un altro.27Il Maestro conosce le cause reali del processo, mentre per i comuni osservatori esso resta inspiegabile (n.d.t.).
Come disse il padrone: «No, lasciateli crescere fino alla fine dei tempi, e poi darò il mio comando». E così, per liquidare tutti i turbamenti che avete ora – ce ne sono ovunque, non solo tra di voi – lasciate che tutto cresca, mentre noi, invece, dobbiamo imparare e adempiere la volontà di Dio.
Non c’è niente di più bello dello sperimentare, dopo una sofferenza, il significato dei fallimenti. È possibile vivere momenti talmente piacevoli! Vi è mai capitato? Sì, li avete vissuti. Sono rari, ma tali momenti costituiscono un’esperienza di quiete, di silenzio, come conversare con gli angeli, con tutti gli Esseri elevati, e quanto ci si innalza! Un momento simile vale più di tutte le ricchezze.
Quindi, non v’è di che essere turbati dal fatto che il diavolo regni in questo mondo: regna il diavolo, ma regna anche il Signore. Ora i due si affrontano; quando i padroni litigano, i servi dovrebbero sedersi a guardarli litigare. Quando i servi si battono, i padroni non combattono. Un servo dice: “Sai il mio padrone che cosa ha detto?”, l’altro replicherà lo stesso, e cominceranno: “To’, per il mio padrone, to’, per il tuo!”. I servi si picchiano per bene, e riferiscono: “Padrone, oggi ti ho difeso, quel vagabondo aveva detto questo e quello a tuo riguardo.” – “Hai fatto proprio bene”, replica il padrone.
Quel padrone disse: «Lasciateli crescere». Non occupatevi di loro, questa è la corretta comprensione. E tutti coloro che, da tempo immemorabile, hanno cercato di combattere contro il male, di sradicarlo, ne sono sempre usciti insudiciati, e ci sono voluti migliaia di anni per purificarsi anche solo dal miasma di quel male.
Traduzione a cura di Valentina Genčeva e Michela Piccoli