Conferenze sul Rila – Anno 1942

21 giugno 1942, Sette Laghi

25 giugno 1942, Sette Laghi

28 agosto 1942, Izgrev – Sofia

1. Punti d’appoggio nella vita.

 

Momento di riflessione

 

Oggi la maggioranza delle persone aspira a grandi cose. Pur sapendo che nel mondo meccanico le cose grandi si riducono, e nel mondo organico invece crescono, tuttavia continuano a tendere alla grandiosità. Il grande deve rimpicciolirsi per essere accessibile; il piccolo deve crescere e ingrandirsi per essere conosciuto e appreso. L’uomo nasce piccolo e gradualmente cresce, diventa grande, per conoscere se stesso. Il seme piantato nel terreno è piccolo, ma dopo un certo tempo cresce e da esso nasce un grande albero. D’estate le piogge copiose diminuiscono ma i semi crescono, diventando grandi. Quando una persona si crede più grande di quanto non sia in realtà, inizia a contrarsi. Questo processo avviene invisibilmente; affinché ciò avvenga senza dolore bisogna sapersi ridurre consapevolmente.

Rivolgendosi al popolo d’Israele, Cristo dice: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto darvi il Regno”.1Lc 12,32. Non dice: “Non temere, grande gregge” ma “piccolo gregge”. Conoscendo la legge della diminuzione e dell’ingrandimento  l’uomo non dovrebbe sforzarsi di diventare grande. Ambire all’essere grandi significa imbattersi costantemente in contraddizioni. Tutte le dispute e le incomprensioni nella vita nascono tra grandi uomini, su grandi questioni. Quando le controversie, dispute e  incomprensioni cesseranno, allora arriverà l’amore. Ecco perché si dice che l’amore viene per ultimo. Una vita che non è illuminata dall’amore rimane per sempre nell’oscurità. È noto inoltre che nulla cresce nell’oscurità; pertanto, se volete beneficiare delle condizioni della vita aspirate all’amore che illumina ed eleva ogni cosa.

“Chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, quello è un ladro e un brigante”.2Gv 10,1.

Ora, a cosa si può paragonare il ladro? Al sentirsi grande nell’uomo, che lo rende interiormente insoddisfatto e lo costringe a rubare. V’è nell’uomo un essere grande che brontola e critica costantemente. Qualsiasi cosa gli venga data da chiunque, resta sempre scontento. Vede errori ovunque e dice: “Questo non è fatto bene, non dovrebbe essere così”. Si sofferma sulle manifestazioni negative della vita e le critica. Se decide di pronunciarsi riguardo al mondo, dirà che Dio non l’ha creato bene, che non ha previsto tutto. Quel senso di grandezza ha un piano per la creazione del mondo, ma se gli chiedessero di applicarlo, si troverebbe nella difficile posizione di non sapere quale sia il proprio piano da seguire, né tanto meno riuscirebbe ad applicarlo.

Gli uomini d’oggi si occupano sia di cose grandi che di piccole: preferiscono le prime e trascurano le seconde. I loro occhi si saziano solo di cose grandi, e, quando si riuniscono da qualche parte, cercano di essere numerosi. In questo loro desiderio seguono il detto: «Non c’è niente di male a essere in tanti».

Nonostante ciò, oggi siamo venuti in pochi in montagna; la maggior parte è rimasta a valle.3Inizialmente il Maestro aveva invitato solo sette partecipanti al campo ai Sette Laghi di Rila, anche se nei giorni successivi si unirono altri seguaci al gruppo (n.d.t.). Qual è il motivo di questo? Le cattive condizioni di vita: la guerra, il cibo insufficiente, la scarsità di mezzi di trasporto. L’uomo non è un uccello a cui basta dispiegare le ali e volare qui, ascoltare ciò che viene detto e poi far ritorno. Nel mondo fisico sono necessarie condizioni materiali; all’uomo non basta avere solo un impulso, servono anche delle condizioni materiali.

Qual è l’impulso più forte nella vita? L’impulso dell’amore. Esso porta luce nella mente umana, calore nel cuore umano e forza nell’anima umana. Quando l’impulso dell’amore agisce nell’essere umano, allora si edificano tutte le cose grandi e belle. Se l’amore entra in voi, offritegli il primo posto. Di fronte all’amore, ogni disputa cede. Perché dovete discutere dell’amore, se sia vero oppure no? Quale amore è vero? Quello che porta vita e luce. Quanto dura questa vita? Finché nell’uomo è presente l’amore. Per prolungare la propria vita l’uomo deve custodire l’amore come la pupilla dei suoi occhi; se non lo preserva, se lo tratta con noncuranza, l’amore lo abbandona.  È terribile la situazione dell’uomo abbandonato dall’amore. Non appena l’amore lo lascia, la sua vita termina. Ciò dimostra che fra la vita e l’amore esiste uno stretto legame. Custodite l’amore dentro di voi, così da non cadere nelle contraddizioni della vita, così da non perdere la pace interiore e la contentezza. Dov’è l’amore? Ovunque. Non c’è luogo al mondo in cui l’amore non sia presente. Non c’è essere al mondo a cui l’amore non abbia fatto visita. L’illusione dell’uomo sta nel cercare l’amore in un luogo specifico e in condizioni specifiche. L’amore è ovunque e in ogni cosa.

Molti si lamentano della propria vita e dicono che l’amore non ha fatto loro visita. La ragione di ciò sta in loro stessi: si aspettano che l’amore faccia loro visita, che venga a trovarli come un ospite. Questo è impossibile. L’amore è già venuto nel mondo: chi lo cerca deve recarsi a trovarlo da sé. Se ragionate diversamente, voi stessi vi create delle contraddizioni. Aspettarsi che l’amore venga ospite da voi è come aspettarsi che il sole venga a farvi visita: alzatevi di buon ora e andate ad accoglierlo voi. Aprite le finestre, ed esso vi illuminerà. Oggi anche voi vi siete recati per dare il benvenuto al sole, ma non l’avete visto: una piccola nuvola lo copriva. Questa non è una contraddizione, perché il sole è sorto anche dietro la nuvola. Le nuvole non fanno paura, fa paura se il sole scompare  dall’orizzonte e cessa di sorgere. Se non l’avete visto oggi, lo vedrete domani.

Stamane siete venuti alla Vetta4La Vetta della Preghiera, sovrastante il Primo Lago, luogo dove si tenne il discorso. sette persone in totale. Il numero sette rappresenta i giorni della settimana: Dio ha creato il mondo in sette giorni. Quindi, ognuno di voi rappresenta uno dei giorni della settimana della Creazione del mondo. Per quanto pochi siate ora, l’amore si manifesta lo stesso. Esso si manifesta nelle piccole cose; si nasconde dietro le piccole cose. Un piccolo ruscello è la manifestazione di una grande sorgente; dalle grandi sorgenti scaturiscono piccoli ruscelli e fiumiciattoli. Nelle piccole manifestazioni dell’amore si trova la medesima potenza che in quelle grandi. È preferibile che l’acqua della sorgente sgorghi piano e costantemente, piuttosto che abbondante e all’improvviso. Sgorgando tutta in una volta la sorgente si prosciuga.

Gli uomini vogliono vedere le grandi manifestazioni dell’amore. Questo è impossibile. L’amore si manifesta ovunque, in piccole quantità. Chi ha occhi per vedere, comprenderà tutte le piccole manifestazioni dell’amore nella loro totalità e avrà davanti a sé le manifestazioni del grande amore, che si manifesta simultaneamente in tutti gli esseri. Mettete insieme tutte le sue manifestazioni per creare in voi una chiara rappresentazione dell’amore. Chi non coglie le relazioni di tutti gli esseri con se stesso come relazioni di un tutto nega le possibilità dell’amore e si chiede: “Cosa può fare l’amore in me e cosa posso fare io in esso?”. Egli non sospetta che le manifestazioni dell’amore nelle singole parti siano manifestazioni del Tutto.

Cristo dice: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono anche io”.5Mt 18,20. Gli animali si riuniscono in un determinato luogo, e così fanno le persone, gli angeli e gli arcangeli, tutto in nome dell’amore. Come risultato di questi raduni si crea qualcosa di grande, che si vedrà in futuro. Mentre l’amore opera appaiono nuvole grandi o piccole, allo scopo di ostacolarlo. Ecco, una piccola nuvola ha coperto il sole stamattina, e non abbiamo potuto vederlo. Che cosa rappresenta la piccola nuvola? – La guerra in atto, in cui si affrontano nazioni cristiane. Direte che la guerra è una contraddizione della vita. Come la nuvola è una contraddizione per il sole, così la guerra è una contraddizione per gli esseri umani. La Natura permette la guerra come conseguenza naturale della vita malvagia e distorta dell’uomo: tramite essa si riverserà fuori il male che si è accumulato nei cuori umani per secoli. Il male fuoriuscirà e il sole sorgerà sopra le nuvole, tornerà a splendere inviando la sua luce e il suo calore in tutto il mondo. Allora le contraddizioni scompariranno e le persone capiranno che è possibile fare anche a meno della guerra. La vita senza amore crea la guerra; la vita di armonia, di amore, esclude la guerra. Oggi le persone combattono per cose materiali, per chi deve possedere più territorio, per chi deve dominare il mondo. Un giorno, quando l’amore si manifesterà nella sua pienezza, tutti gli esseri – uomini, animali e piante – beneficeranno della sua abbondanza. Quanti si trovano al di sotto del livello umano trarranno beneficio dall’amore dell’uomo, e l’uomo, a sua volta, trarrà beneficio dall’amore di quanti sono al di sopra di lui. L’amore è una fonte inesauribile di forza e benedizioni.

Cristo dice: “Io e il Padre mio siamo uno”.6Gv 10,38. Quindi, io, il piccolo, e il Padre, il Grande, siamo uno. Il mondo è il piccolo principio, e il Padre è il Grande e Sommo Principio. Il piccolo deve crescere e mantenersi collegato con il Grande Principio, il Padre: in questo è racchiusa la forza dell’uomo. Come il Sole si muove circolarmente, così l’amore si muove in cerchio, circondandoci. Mentre traccia un cerchio intorno a noi ci cinge con i suoi fili, proteggendoci dal male. Come ci troviamo nel cerchio del Sole, così ci troviamo nel cerchio dell’amore. Pertanto, finché il Sole è attorno a voi, e voi nella sua orbita, non abbiate paura di nulla. Sappiate che l’amore vi circonda e vi protegge come la terra protegge i semi piantati in essa. Chi si scoraggia e pensa di non poter realizzare nulla è uscito fuori dall’orbita del Sole e dall’orbita dell’amore. Questo è impossibile. Per l’uomo è impossibile uscire dall’orbita del Sole; ancor più impossibile è uscire dall’orbita dell’amore.

Una vita con un punto di appoggio nella bontà, una vita con un punto di appoggio nell’equità, una vita con un punto di appoggio nella ragionevolezza, questa è la vita dell’amore.

 

Questa è la vita eterna, conoscere Te, Unico, Vero Dio, e il Cristo, che Tu hai inviato.

 

Conferenza del 21 giugno 1942, ore 5.00, Sette Laghi di Rila

 



Traduzione di Valentina Gencheva e Michela Piccoli

4. I numeri viventi


Momento di riflessione


Spesso si parla dei numeri non solo in quanto valori numerici, ma anche come grandezze viventi. I numeri viventi si suddividono in categorie:

da 1 a 10 appartengono al Mondo divino;

da 10 a 100 al mondo angelico;

da 100 a 1.000 al mondo umano;

da 1.000 a 10.000 al mondo animale;

da 10.000 a 100.000 al mondo vegetale

e da 100.000 a 1.000.000 al mondo minerale.

Riflettete sui numeri viventi e sulla loro funzione nella vita. Con le parole numeri viventi intendiamo i numeri che possono essere d’aiuto all’uomo in un dato caso. I numeri hanno il loro significato non solo quando esprimono un valore numerico, ma anche quando determinano la direzione delle cose. Non è indifferente se l’unità si trovi a destra, a sinistra, sotto o sopra rispetto all’essere umano. Se si trova a destra indica il sorgere, a sinistra il tramonto, sopra lo zenit, sotto la mezzanotte. Le quattro direzioni del mondo fisico – sorgere, tramonto, zenit e mezzanotte – non sono solo punti artificiali o posizioni, ma rappresentano anche quattro processi, fasi o stati che la coscienza attraversa. Da questo punto di vista, se diciamo che qualcuno è andato verso sinistra, ci riferiamo al tramonto del Sole.

Leggerò il primo capitolo della Genesi.

«In principio Dio creò i cieli e la terra».7Gen 1,1.

Con il numero uno Dio creò i cieli e la terra: il primo passo verso destra.

«La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque».8Gen 1,2.

Con il numero due la terra era informe e deserta: il primo passo verso sinistra.

«E Dio disse: “Sia luce!”. E luce fu».9Gen 1,3.

Con il numero tre appare la luce: il primo passo verso l’alto, il sole allo zenit. In questo stato nella coscienza umana balena l’idea che l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio.

«E Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre».10Gen 1,4.

Con il numero quattro l’uomo prende coscienza che la luce spirituale è qualcosa di buono. Questo numero rappresenta il servizio che l’uomo deve assumersi. È il numero del servizio.

«E Dio chiamò la luce ‘Giorno’ e le tenebre ‘Notte’. Fu sera, poi fu mattina: primo giorno».11Gen 1,5. Nella coscienza umana si manifestano sia luce che tenebre, sia giorno che notte. Il giorno rappresenta lo stato di verginità12Qui si intende la condizione di verginità dell’anima umana, non la Vergine Maria in senso stretto (n.d.t.). (deva), la giovinezza, mentre la notte rappresenta la quiete, la vecchiaia.

Con il numero cinque è nata per la prima volta la verginità, la giovinezza. Il giorno dona condizioni per il dispiegarsi dell’attività, dell’energia; la notte dona condizioni per il riposo, porta quiete e oscurità. La notte indica anche la vecchiaia, ossia la conciliazione dell’uomo con le contraddizioni. La vecchiaia rappresenta il limite massimo delle contraddizioni. Dunque, perché possa conciliarsi con le contraddizioni nella vita, l’uomo deve diventare vecchio. Fra la giovinezza e la vecchiaia intercorre un certo periodo di tempo. Ecco perché deve passare un periodo di tempo maggiore o minore per l’uomo, affinché egli possa conciliarsi con le contraddizioni.

La conciliazione, la risoluzione delle contraddizioni non avviene in un istante.

Che senso assumono per voi i versetti che sono stati letti? Come si rapportano alla vostra vita attuale? Se sapete come Dio ha creato e predisposto i cieli e la terra, sapreste come creare i vostro mondo esteriore e quello interiore; tale conoscenza si cela nei numeri viventi. Pitagora ha svelato ai suoi allievi il significato dei numeri da 1 a 4, ma a voi è stato svelato anche il significato del numero cinque, poiché i tempi sono ardui.13Infatti nel 1942 l’Europa era in guerra. Anche altrove il Maestro ribadisce che l’intera dottrina pitagorica si basava sui primi quattro numeri, i quali sommati e moltiplicati fra di loro generano tutti gli altri (n.d.t.).

Siate contenti per quello che vi è stato svelato finora e per quello che vi verrà svelato in futuro. Ciò che oggi vi si svela rappresenta la via tramite quale arrivano le Benedizioni divine. Voi dovete studiare questa via e seguirla.

Giorno e notte, luce e tenebre. Le tenebre sono connesse a cose spaventose: serpenti, tigri, leoni, terremoti, morte. La luce e le tenebre sono processi che avvengono nella coscienza. Se li considerate solo processi esteriori, meccanici, essi perdono il loro senso. Lo stesso anche i processi di morte e vita: non sono solo esteriori, automatici, ma anche interiori, consapevoli. Dicono di qualcuno che è morto – questo non è un processo meccanico, ma organico. Egli è stato piantato in terra e dopo un certo periodo rispunterà fuori, ovvero risorgerà. Morte e resurrezione sono due processi che avvengono nella coscienza umana. Chi è morto ha la possibilità di risorgere; chi non è morto non lo può ancora fare. Morire significa attraversare le contraddizioni più terribili e risorgere. Giona passò tre giorni nel ventre della balena e poi risorse. Quando Dio lo inviò a predicare a Ninive, egli si tirò indietro, sembrandogli una cosa pericolosa. Tuttavia, dopo aver passato tre giorni nel ventre della balena, vide che vi era qualcosa di più temibile dal compito che Dio gli aveva assegnato. Il fatto di essere inghiottito dalla balena per Giona non è una morte ordinaria, ma il passaggio dalla luce alle tenebre, il che è paragonabile a una caduta dall’alto in qualche precipizio. Il processo inverso è di risalita, di uscita alla luce, ossia la resurrezione.

È detto nelle Scritture: «Ma dall’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai».14La vicenda del Profeta Giona è narrata nell’omonimo libro profetico Gn 1-4. Dio ordinò ad Adamo di non mangiare i frutti dell’albero proibito, ma egli non gli diede ascolto e infranse la Legge divina. Dio ordinò a Giona di andare a Ninive a predicare, ma anch’egli non esegui l’ordine. Entrambi persero le buone condizioni della vita e passarono alla morte. Adamo lasciò il Paradiso, invece Giona entrò nel ventre della balena: entrambi passarono dalla luce alle tenebre, dalla vita alla morte. Per una mela Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso. La mela forse era invitante, ma nascondeva del veleno. Chi mangia i frutti di questo melo inevitabilmente morirà e, per salvarsi, dovrà rimettere. Adamo infranse la Legge di Dio e si nascose. Per lungo tempo Dio lo cercò in Paradiso, ma Adamo taceva – per la prima volta praticò il silenzio. Alla fine Dio lo trovò e gli chiese: “Adamo, perché ti nascondi?”. – “Ho avuto paura, Signore, al tuo cospetto”.15Gen 3,9-10. La conversazione fra Dio e Adamo è una conversazione fra l’anima e il suo Creatore.

L’uscita di Adamo dal Paradiso rappresenta l’inizio della vita umana, invece il suo ritorno – la fine di questa vita. Quando l’uomo entra di nuovo in Paradiso, per lui le sofferenze cessano ed egli entra nella nuova vita – la vita della gioia e dell’allegria. Il Paradiso sulla Terra si trova ai poli – al Polo nord e al Polo sud. L’uomo vive al Polo nord e la donna al Polo sud. Quindi, il Paradiso di Adamo si trova al Polo nord e il Paradiso di Eva al Polo sud. Il Polo nord rappresenta anche il mondo mentale, invece il Polo sud il mondo spirituale. Questi sono simboli di cui ci serviamo per illustrare certe idee.

Quando si parla del Paradiso, nella mente umana risalta, come per contrasto, l’idea dell’inferno, del peccato; a esso non bisogna né pensare, né parlarne tanto. Perché? Perché un fazzoletto pulito facilmente si sporca: è sufficiente passarlo sulle mani alcune volte perché si sporchi e bisogni lavarlo. Il peccato non si pulisce facilmente; è fango la cui origine si nasconde nel passato remoto. Soltanto la Provvidenza è in grado di cancellarlo; solo la Provvidenza è in grado di trarne qualcosa di buono. L’essere umano deve possedere grandi conoscenze per liberare la propria coscienza dalle macchie del fango del peccato. Se rivolgi a qualcuno una parola offensiva oppure uno sguardo storto, dovrai fare grandi sforzi per liberare la tua coscienza dalle tenebre che l’hanno oscurata. Per poter superare il peccato l’uomo deve elevare la propria coscienza ed entrare nella nuova vita.

È tempo ormai che le persone escano dalla loro situazione attuale e rinuncino alle vecchie concezioni, alla critica che li ostacola piuttosto che illuminarli. Studiate il mondo che Dio ha creato senza criticarlo. Il compito dell’essere umano è studiare e applicare ciò che ha imparato, comprendere il senso della vita e la propria predestinazione in quanto uomo.

«Questa è vita eterna: che conoscano Te, l’Unico, Vero Dio, e Cristo, Che hai mandato».16Gv 17, 3.


Conferenza del 25 giugno 1942, ore 5.00, Sette laghi di Rila
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Traduzione di Valentina Gencheva e Michela Piccoli

20. Gratitudine costante


Riflessione sul versetto: “Dio è Amore”.

Che cosa rappresenta l’uomo? Se ci riferiamo all’uomo spirituale, tipico per lui è che mette alla prova tutto ed egli stesso non viene messo alla prova da nessuno. Le persone s’interessano di molte cose, ma non tutte di queste ultime hanno la stessa importanza, alcune sono d’importanza minore. L’unica cosa che conta per l’uomo è da cosa è dipesa la sua felicità. Dipende dalla sua bontà. Trovarsi nello stato del benessere per l’uomo significa essere buono. Chi è buono non si preoccupa, non si turba. Chi si preoccupa e si fa turbare non è un vero uomo. È un’acqua agitata, che batte continuamente sulle rive; è un masso, che a poco a poco si distrugge; è una foglia secca, che cade dall’albero e inizia a marcire; è la cenere residua del fuoco. Le persone si chiedono dove mettere la loro acqua impura, i frammenti demoliti delle loro rocce, le foglie secche e la cenere dei loro camini, affinché non ne vengano turbate. Alle diverse cose che turbano l’uomo sono stati assegnati vari nomi.

Leggendo il Vecchio Testamento c’imbattiamo in molti punti in cui si parla del lebbroso. Oggi quando usiamo questa parola ci riferiamo più ad uno stato psicologico in questo senso, poiché, dal punto di vista fisico, questa malattia non è così diffusa come lo era in passato. Qualunque vestito indossi il lebbroso resta pur sempre un lebbroso, l’abito non lo aiuta. Con qualunque idea si addobbi, qualsiasi sentimento induca nel suo cuore, resta sempre lo stesso. La lebbra altro non è che l’ingratitudine dell’uomo. Egli se ne deve liberare e diventare grato. Perché le persone sono ingrate? – Perché manca loro qualcosa. Se si guardano intorno, vedono che hanno bisogno di nuove scarpe, di un nuovo abito, un nuovo cappello, un libro, e così diventano ingrate.

La gratitudine deve entrare nell’anima umana come una necessità, e non solo per un attimo, ma per sempre. Gioite che l’ingratitudine non sia costante, ma visita l’uomo giusto ogni tanto, aprendo la strada alla gratitudine. Colui che è sempre grato è un eroe. L’ingrato è come il carbone formatosi migliaia di anni addietro dagli alberi rimasti schiacciati sotto gli strati terrestri. Esso si è carbonizzato parzialmente o completamente. Noi lo bruciamo e sfruttiamo il suo calore. Con l’utilizzo del carbone l’umanità ha incontrato grosse difficoltà e sfide. Il carbone si è formato da alberi giganti che esistevano prima del Diluvio ed avevano grandi ambizioni e desideri. Dio ha rinchiuso questi esseri nella terra per non far far loro tanto chiasso e per non creare inquietudine. Gli uomini però, per colpa dell’ignoranza, li hanno liberati ed oggigiorno subiscono i loro danni ancor più che nel passato. La gente crede che estraendo il carbone dalla terra e bruciandolo ci guadagna qualcosa. No! Il carbone è stato estratto prima del suo tempo. Avrebbe dovuto essere estratto più tardi — nell’epoca dell’amore, quando gli esseri rinchiusi dentro avranno la possibilità di rimediare ai propri errori. Adesso non solo non aiutiamo il carbone, ma lo riduciamo in cenere. Esso deve tornare alla sua vita precedente.

Quali sono le cose che hanno valore: quelle vive o quelle che possono diventare tali e svolgere un lavoro? Il treno è utile quando si muove, quando sbuffa sotto la spinta della pressione idrica. Così esso trasporta passeggeri, merci, percorre date distanze. La nave è utile quando naviga. Il macchinista guida il treno, il capitano la nave. Costoro fanno così compiere alle macchine un lavoro. Anche l’uomo è utile quando si muove. Egli può muoversi fisicamente, sentimentalmente e mentalmente. Non è importante in quale mondo avvengano le cose, ma che avvengano. Il movimento le rianima e le rende vive. Quando il movimento in tutti i mondi cessa, avviene la morte. Così come la macchina viene guidata da qualcuno, anche l’uomo necessita di un capitano che lo guidi. Per alcuni il capitano della macchina umana è il suo spirito, per altri – la sua mente. Essa sa neutralizzare ogni difficoltà, ogni avversità o scontentezza.

Vi auguro, sin da stamattina, di trattare l’insoddisfazione utilizzando la legge dell’amore, di dirle che si è seduta sulla sedia sbagliata e di indicarle la sua. Il posto che ha occupato è d’onore ed è assegnato alla contentezza. Fino ad ora l’insoddisfazione e l’ingratitudine erano le padrone nella vita delle persone; d’ora in avanti esse saranno le serve, mentre la soddisfazione e la gratitudine faranno da padrone. Questo non significa che dovete prendere l’ingratitudine e scuoterla — vorrebbe dire che la state applicando. Al contrario, la ringrazierete per avervi dato lezioni importanti nella vita e agirete secondo la legge della gratitudine. Come bisogna agire? – Ci sono molti esempi a tal proposito, ma se non si è pronti dentro per scacciare l’insofferenza e l’ingratitudine, essi saranno inutili. Ci sono inoltre dei trucchi che si possono utilizzare, ma anche per applicare questi bisogna essere pronti.

Ho sentito raccontare di un illusionista, che faceva la seguente dimostrazione: prendeva 12 coltelli e da una distanza di cinque-sei metri li lanciava ad uno ad uno su una tavola di legno, davanti alla quale si metteva una donna a braccia aperte. Il mago lanciava il primo coltello verso l’orecchio destro della donna, il secondo – verso il sinistro, il terzo – sopra la sua testa, il quarto – ai due lati del collo, il quinto ed il sesto – ai due lati delle gambe e così via. Così egli conficcava i 12 coltelli, ma in maniera cosi impeccabile, che nessuno di essi sfiorava il corpo della donna. Era molto abile, ma non era di meno anche il contributo della donna. I coltelli si ficcavano uno dopo l’altro intorno a lei senza che nessun muscolo del suo volto o del suo corpo si muovessero. Entrambi possedevano un grande autocontrollo. Non potete anche voi fare così con l’ingratitudine? Posatela su una tavola di legno e conficcatele attorno dei coltelli, senza toccarla, senza ferirla. Questa è un’arte – cancellare una cosa senza farle un torto, senza offenderla, senza colpirla.

Un noto scultore greco e un grande pittore hanno deciso di creare due opere importanti da esporre al mondo. Lo scultore ha realizzato un grappolo d’uva in maniera così naturale, che ha ingannato gli uccelli. Essi si avvicinavano e cercavano di beccare l’uva, ma, poiché il loro becco incontrava la pietra, tornavano subito indietro. Il pittore invece ha disegnato una bella donna dal volto coperto di un finissimo velo. Quando è arrivato lo scultore ed ha visto il dipinto si è avvicinato con l’intento di sollevare il velo dal volto della ragazza. Con la mano tesa ha capito di essere caduto in inganno, il velo era dipinto. Si è accontentato così di guardare la bella ragazza attraverso il velo. Che cosa hanno ottenuto i due artisti con le loro opere? Il primo ha ingannato gli uccelli, il secondo – l’uomo. Al grappolo d’uva dello scultore mancava la consistenza. Gli uccelli si posavano e volavano via imbrogliati, ma anche lo scultore era rimasto imbrogliato dal dipinto del suo amico. Egli credeva di riuscire a vedere la bella ragazza da dietro al velo. Un grande artista sarà colui, che da dietro al velo riuscirà a togliere l’ingratitudine e porre al suo posto la gratitudine.

Tutti oggi dicono che devono amarsi. Tutti parlano dell’amore, ma i loro quadri somigliano al grappolo che lo scultore ha scolpito e al velo del pittore. Gli uccelli si poseranno sul grappolo per volare via senza poterlo gustare. Le persone si avvicineranno al velo dietro a cui è nascosta la bella giovane, ma non potranno vederla. L’amore proviene da un luogo solo, e non da tanti. Finché proviene da tanti luoghi, le persone ne parleranno, ma in fin dei conti moriranno tutti. Adesso, quando qualcuno s’innamora di te, devi morire. Se tu te ne innamori, lui deve morire. Se ami una gallina, essa muore; se ami una mela o una pera, muoiono; se ami i soldi, anch’essi muoiono. Qualsiasi cosa l’uomo inizi ad amare, deve necessariamente morire. Quando la morte entra nell’amore vuol dire che la vita non si comprende.

Nell’antichità uno dei Maestri dell’amore ha mandato nel mondo due dei suoi allievi per studiare e predicare. Questi cantavano e professavano in mezzo alla gente. Con il suo canto uno degli allievi rallegrava le persone, mentre l’altro, oltre che allietarle, apriva loro i cuori, predisponendole al dare e a creare buone relazioni con il loro prossimo. Il suo canto guariva i malati, gli afflitti dimenticavano la loro tristezza. Ora anche voi cantate molto, cantate della vostra capacità di amare, di diventare servitori di Dio. Vi auguro di diventare così come siete nei vostri canti. Qual è il senso del servire, se non si è contenti della vita? La scontentezza dimostra un’incomprensione del significato profondo del servire. Se il giovane non serve la sua amata, e se la giovane non serve il suo amato, l’amore tra loro non può manifestarsi. Amore senza servire l’altro non è un vero amore. La prima qualità dell’amore è il dare. Non potete chiamare amore ciò che nulla dà di quello che possiede. Non potete chiamare amore ciò che non apprezza le manifestazione dell’anima.

L’amore, attivo o passivo, è un principio costante nell’Universo. Esso proviene da Dio e porta la Sua vita a tutte le creature perché crescano e si sviluppino, perché gioiscano e si rallegrino. Tutti attendono questa vita, ma essa non si può manifestare senza l’amore e la gratitudine. La gratitudine porta alla vita eterna, l’ingratitudine – alla morte. L’uomo non deve fare tanto per vivere in eterno. Basta che sia sempre contento e grato ed egli sarà già portatore dell’immortalità. Se qualcuno ti ha derubato, ringrazia perché lo ha fatto; se hanno parlato male di te – ringrazia; ti sei ammalato – ringrazia! Queste sono ombre, che nella vita immancabilmente attraverserai. Se piove o tira vento – ringrazia; se hai o non hai vestiti nuovi – ringrazia! Ringrazia per ogni cosa: dalla più piccola alla più grande. Qualcuno ti ha chiamato animale – ringrazia lo stesso! C’è qualcosa di negativo nella parola “animale” e sta nella sua ingratitudine. Gli animali sembrano miti, rassegnati alla loro situazione, ma in realtà sono malcontenti ed irriconoscenti. Prova ad avvicinarti ad un animale che sta mangiando. Ti farà subito capire che è infastidito e non vuole essere disturbato. Gli animali rispettano questa regola tra di loro. Stanno attenti a non molestarsi mentre mangiano. Se ad un bue si avvicina un altro bue, il primo gli punterà le corna contro e gli dirà: “Non lo vedi che sto mangiando? Perché mi scocci?” Ad oggi gli animali non hanno ancora compreso la vita che si portano dentro, ma neanche gli uomini l’hanno ancora del tutto compresa.

Spesso le persone si ostacolano da sole. Tutti vogliono sapere cosa gli altri pensino di loro. Se uno è religioso vuole sapere qual è l’opinione dei suoi cari, se ama Cristo e che tipo d’amore è il suo. Se è mondano gli interessa sapere se chi lo conosce lo considera una persona colta e importante. Volete sapere che tipo d’amore è il vostro? Interpellate gli animali e guardate cosa diranno di voi. Vi si avvicina un cane scodinzolando. Ha fame, vi sta chiedendo un po’ di pane. Se lo guardate senza dargli niente, si è già fatto un’idea sul vostro amore. Pensa: “Questo è un uomo senza cuore, non capisce la mia condizione.” Se però gli date del pane, sente che avete l’amore. Più pane gli date, più grande è il vostro amore. I giovani si scrivono lettere d’amore. Che razza di amore è quello, scritto con l’inchiostro nero? L’amore vero va scritto con i raggi della luce e non con l’inchiostro nero. In futuro le lettere d’amore si scriveranno così. Quando aprite una lettera d’amore dovete vestirvi dei raggi della luce, illuminarvi. Inoltre, se nella lettera si parla di mele e pere, le riceverete davvero. Ciò che è nominato nella lettera l’avrete dinanzi a voi. Non si tratta di avere ceste piene di mele e pere. Basterà una sola mela, ma sarà reale.

In più la gente si chiede se è in grado di vedere Dio e Cristo. – Dipende da essa. Quando scaccia via l’ingratitudine e accoglie la gratitudine nel suo cuore, conoscerà entrambi: Dio e Cristo. – Come? – Nelle manifestazioni dell’amore. È stato detto che Dio è Amore. Quindi, spalanca il tuo cuore, perché vi entri il calore Divino e tu possa provare la gioia e l’allegria Divine! Spalanca la tua mente, perché la luce Divina vi arrivi e tu possa raddrizzare la tua strada. Spalanca la tua anima, perché vi entri la forza Divina e ti faccia diventare impavido e deciso. Il calore, la luce e la forza sono Dio che cercate. Egli vive nelle nostre menti, nei nostri cuori, nelle nostre anime. Sapendo questo, con riverenza, considerate la vostra anima la dimora di Dio, la vostra mente – un sacro altare e il vostro cuore – una stanza inviolabile. Rendete grazie per la mente, per il cuore e per l’anima che vi hanno dato. Siate riconoscenti anche per la povertà e le malattie, che ugualmente vi hanno dato. Le malattie, le sofferenze, la miseria rappresentano le manifestazioni di Dio, che vi prende nelle sue mani e mette alla prova il vostro amore. Voi vi arrabbiate, protestate, poiché non sapete che in questo modo vi stanno mostrando una nuova via verso l’amore. Ringrazia per ogni cosa: se sei malato, ringrazia; se sei sano, ringrazia ancora; quando stai trapassando, ringrazia; quando vieni al mondo, ringrazia! Oggi, quando qualcuno nasce, rendono grazie; quando muore qualcuno, si affliggono. Quando la morte arriva, dì: “Grazie che è arrivata la mia ora.” C’è qualcosa di spaventoso nella morte? Se muori per uscire dalla prigione, acquisisci la tua libertà. Peggio è quando nasci in una prigione. Ringrazia in entrambi i casi. È un eroe chi ringrazia sia quando muore, sia quando nasce. L’uomo è messo alla prova attraverso la morte e attraverso la nascita. Se non sperimenta tutti e due gli stati, non può comprendere l’amore. Quando due giovani s’innamorano, ognuno deve lasciare andare qualcosa, devono imparare a mettersi al servizio dell’altro. Se uno pensa solo a se stesso, dimentica che deve servire gli altri. Dio serve tutti gli esseri e anche l’uomo deve seguire il Suo esempio. Cristo dice: “Il Padre mio lavora e anch’io lavorerò”. La gente vuole diventare padrone senza aver prima servito gli altri. Questo è impossibile. Solo chi ha imparato a servire può diventare padrone. Oggi le persone imparano a servire. Se il più Grande Padrone, che ha creato il mondo, serve, figuriamoci se non deve farlo chi non ha creato niente. Perciò ogni persona dentro di sé deve provare il desiderio di diventare un servo, il servo dell’amore. Lavorare vuol dire servire, anche se parecchi non sono soddisfatti di quello che fanno. Dicono: “Questo lavoro non fa per noi.” Socrate faceva lo spazzino ad Atene. Quando gli chiedevano perché spazzava egli rispondeva: “Sto imparando a lavorare, a spazzare via tutte le impurità dentro di me.” Voleva dimostrare che si può essere riconoscenti per tutto. Nel contempo ha dimostrato che si può essere riconoscenti anche per la moglie cattiva ed ha sposato Santippe, contraddistinta per il suo carattere iracondo. In qualunque modo si comportasse con il marito, egli la ringraziava sempre. Lo prendeva per i capelli, scuotendogli la testa, ma egli tranquillamente rispondeva: “Ti ringrazio perché mi scuoti la testa, così riesco a pensare meglio.” Quando lo colpiva sulla schiena le diceva: “Grazie per togliere la polvere dai miei vestiti.” Aiutato da Santippe, egli ha elaborato la sua grande filosofia sulla vita. Diceva: “Grazie a Santippe sono diventato un filosofo.”

L’ingratitudine va trasformata in gratitudine. Se non si è in grado di fare questo, non si sarà capaci di concludere niente. Non c’è cosa più grande nella vita dell’essere riconoscenti. La gratitudine apre la strada all’amore. Credete che chi vi ama può farvi del male? Il male è dovuto alla mancanza di riconoscenza. Di chi sa essere grato e di chi sa amare è detto che occhio non ha visto e orecchio non ha sentito ciò che Dio ha preparato per loro.

La gente d’oggi parla d’amore, si ama, ma, nonostante ciò, litiga continuamente. Perché? – Perché non ama Dio nelle persone, ma se stessa. Se c’innamoriamo di qualcuno noi entriamo subito dentro di lui. Una volta lì, noi amiamo nel nostro beneamato prima noi stessi. Cominciamo così a lodarlo e a meravigliarci di lui. In realtà lodiamo noi stessi. Quando poi usciamo fuori vediamo i sui errori e ci chiediamo come abbiamo fatto ad amarlo. Finché gli innamorati entrano uno nell’altro, riescono ad amarsi, però, cominciano ad imporsi chi deve servire l’altro. Se uno dei due cede e accetta di fare da servo, arrivano ad intendersi trovando il giusto compromesso. Se invece nessuno cede, escono fuori ed iniziano una guerra. Per questo motivo, quando incontri qualcuno, innamorati di Dio in lui, non dell’uomo e dì: “Dio, sono pronto a servirTi, perché Tu hai fatto entrare la vita in me. Ti ringrazio di tutto quello che hai fatto per me!” Allora sentirai la voce sommessa del Signore: “Entra nel Regno dell’amore e sii beato!” Questo è il trionfare di Dio dentro l’uomo e la gioia dell’uomo, colmo di pace interiore. La gente adesso s’innamora e disinnamora. Perché questo capita? – Perché tutti entrano nei loro amati da soli, senza il Signore. Perciò dico: Quando t’innamori di qualcuno, entra in lui insieme al Signore, non entrarvi da solo! Quando qualcuno ti ama, anch’egli deve entrare in te insieme al Signore. Chi entra nell’altro da solo, senza il Signore, non porta l’amore. Se entri in una casa senza amore, vi apporti la disgrazia. Il mondo che si sta creando ora è il mondo dell’amore. Se vi accedi, l’amore dovrà accompagnarti. Deve essere l’amore a dettarti ogni cosa che pensi ed ogni cosa che provi. In qualunque modo tu agisca, tutto deve essere scritto con la mano dell’amore. Questo può sembrarvi insolito – non importa. Le cose inverosimili sono piacevoli. Se ti cantano una canzone e non hai voglia di risentirla, vuol dire che non è stata cantata con amore. Se te la cantano con amore, vorrai sentirla per la seconda, ma anche per la terza volta. Se una canzone non cresce come l’albero e non matura come il frutto, non è una vera canzone, vale a dire che non ha l’amore. Se un pensiero non cresce e non matura, non è un retto pensiero. Il retto pensiero è un capitale su cui si può sempre contare. Se diciamo che siamo invecchiati e non possiamo riuscire in niente, non pensiamo correttamente. Il retto pensiero implica la vita eterna. L’uomo vive in eterno, togliendo il vecchio abito e indossandone uno nuovo. Nella Sacra Scrittura è detto: “Poi Abramo si riunì ai suoi antenati.” Non si dice che Abramo è invecchiato e si è riunito agli anziani. Cristo dice: “Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli.” Significa che nell’altro mondo non si parla di vecchiaia. Là vi sono dei saggi e non dei vecchi. Questo versetto può essere interpretato nella maniera seguente: se la gratitudine non pervade il tuo cuore, non puoi entrare nel Regno dei Cieli. La gratitudine porta all’amore. Senza la gratitudine non puoi trovare la via dell’amore. Imparate a rendere grazie per ogni cosa! Quando vi offendono e quando vi ricoprono di lodi, ringraziate nella stessa misura. Non fatelo però in maniera meccanica, ma consapevolmente, trasformando l’amarezza in dolcezza. Tutti sono al fronte, il comandante dà gli ordini e bisogna eseguirli. – Fino a quando bisogna ubbidire? – Fino a che non si arrivi ad avere quella disciplina interiore, quel completo autocontrollo, grazie al quale si diventa padroni di se stessi.

Le persone oggigiorno soffrono perché non comprendono quello che accade nel mondo. Esternamente sì, ma internamente ancora non l’hanno compreso. Da fuori il mondo è ben organizzato, c’è un ordine: dappertutto ci sono case, fabbriche, botteghe, ferrovie, navi, aeroplani. Ovunque esistono mezzi di trasporto. Fuori la vita è facilitata, ma è tempo di porre un ordine anche all’interno, di migliorare la vita interiore degli uomini. È il Divino che porta l’ordine interiore in tutte le persone, in tutte le case, le società e i popoli. L’ordine interiore renderà la gente allegra e felice. Ogni volto sorriderà. E allora, qualunque sarà la quantità del pane che metterete in tavola, non vi scuserete che è poco, ma ringrazierete per avere anche solo quello. Ringrazierete per ogni quantità di frutta che metterete sulla mensa e se qualcuno vi ha dato solo una ciliegia, direte grazie per essa. Se non avete che una sola mela, rendete grazie! Se non siete grati per il poco che avete, anch’esso vi sarà tolto.

Un santo partì per il Cielo per incontrare il Signore e fargli un rapporto sul suo lavoro. Per strada incontrò un ricco che gli chiese dove andava. – “Dal Signore.” – “Ti prego, digli che la ricchezza mi ha stufato, me ne voglio liberare. Se non me ne libera, scenderò in fondo all’Ade e la farò finita.” Più avanti il santo vide un uomo nudo, immerso nella sabbia. – “Che cosa fai qua?” – gli chiese. – “Cosa faccio? Sto sdraiato e mi compatisco. Mi sono stancato di questa povertà. Tu sei un sant’uomo, dì, per favore, al Signore, di liberarmi della povertà e di questa nudità.” Il santo andò dal Signore, compì il lavoro e al ritorno fece la stessa strada. Prima vide il poveraccio e poi il ricco. Al povero disse: “Dio ti consiglia di ringraziare per la povertà e la nudità in cui ti trovi. Solo per mezzo della gratitudine ti affrancherai dalla miseria.” – “Questo è impossibile!” – rispose il povero. – “Se non riesci ad essere grato per la povertà, essa non ti lascerà mai.” Poi il santo si fermò dal ricco e gli disse: “Per liberarti della ricchezza Dio ti consiglia di lamentarti e di essere irriconoscente per averla.” – “Questo è impossibile!” – rispose il ricco. – “Se è impossibile, ti terrai la tua ricchezza e sopporterai il suo peso.”

Dunque, chi ringrazia, per tutto quello che ha ricevuto, è ricco. Chi non riesce a ringraziare, ed è sempre malcontento, è povero. La gratitudine si basa su tre cose: bontà, senno e giustizia. Dove sono il bene, la saggezza e la giustizia, lì c’è anche l’amore. Laddove il bene, la saggezza e la giustizia mancano, l’amore non può esistere. Lì c’è l’ordine umano delle cose, quello temporaneo. Perciò nella Sacra Scrittura si dice: “Ringraziate sempre!” Direte che non è ancora giunto il momento per l’ordine Divino. Non solo è giunto il momento, ma molti sono in ritardo, devono accelerare ed accorciare i tempi.

In tanti chiedono in cosa credere, qual è la fede più giusta. Non è lì la questione. Ognuno deve chiedersi se è riconoscente per tutto quello che ha. Se tutti ringraziano per quello che Dio ha donato loro, si comprenderanno meglio. La loro fede è giusta, credono nello stesso Dio. Se la gente ringrazia continuamente, molte cose le verranno date e molti segreti le verranno svelati. Se, per contro, coltiva nel suo cuore solo l’ingratitudine, non farà che nuocersi. Siate riconoscenti per ogni cosa perché vi venga dato ciò di cui necessita la vostra anima! Se i capelli che avete in testa cadono o non cadono – ringraziate! Ogni capello è una legge. Quando vi connettete a queste leggi, dovete applicarle. Se non le applicate, non otterrete niente. Qualcuno usa prendere un capello del suo amato come ricordo e se lo tiene stretto. Quando viene deluso, lo butta. Per non arrivare alla delusione deve applicare la legge legata al capello. Adotta il bene, la saggezza e la giustizia nella tua anima, perché tu riesca ad applicare le leggi Divine!

I capelli Divini sono le leggi dell’Universo. Sono i raggi del sole, di cui devi costantemente ringraziare. Ogni raggio va usato con accortezza.

Esistono raggi particolari dell’Amore Divino, che alimentano e fanno sviluppare la mente, esistono raggi particolari dell’Amore Divino, che nutrono il cuore e lo fanno diventare forte, ed infine, esistono raggi particolari dell’Amore Divino, che nutrono l’anima.

Poiché oggi è venerdì – il giorno dell’amore, vi auguro che i raggi dell’Amore Divino possano nutrirvi la mente, il cuore e l’anima non solo per un giorno, ma per tutti i giorni a venire!

Vi auguro di rendere incessantemente grazie a questi raggi!

Servite il Signore con amore, serviteLo con saggezza e verità, perché abbiate dentro di voi la vita, la luce e la libertà!


Conferenza del Maestro, tenuta il 28 Agosto 1942 alle ore 5:00 a Sofia, Izgrev

 


Traduzione dal bulgaro: Irena Yordanova

Redazione: Katia Giannotta